Artista/Gruppo: Eric Clapton
Titolo: Me and Mr. Johnson
Etichetta: Warner Brothers
Web site: www.claptononline.com
Codice: B0001HAHXW
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 18/04/2004
Copyright: Giuseppe Moro per www.music-on-tnt.com

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Il disco è uscito il 19 marzo 2004. San Giuseppe (…), certo, ma anche festa del papà. Ovviamente è un caso ma qui Clapton rende omaggio al proprio papà artistico e spirituale, suo e di qualche milionata di bluesman in giro per il mondo: Robert Johnson, l’uomo che più di tutti è l’immagine sacra del blues del Delta e dell’origine del tutto.

Carismatico e perverso, con tutta la storia dell’anima venduta al diavolo perché fosse il migliore e le tragedie della sua vita (la morte della moglie bambina durante il parto e la sua stessa fine, a soli 26 anni, probabilmente per avvelenamento da parte di un marito geloso), Robert Johnson si è palesato quando Eric Clapton aveva 18 anni: in quel momento il futuro “slowhand” avrebbe deciso la sua strada. Qui lo ringrazia proponendo 14 brani, covers di pezzi firmati Johnson, alcuni notissimi (come Me and the Devil, Traveling Riverside Blues, Come On In My Kitchen, Love In Vain, If I had possession Over Judgement Day, Kind Hearted Woman Blues) altri meno ma comunque di valore stellare. Strano che non compaiano “Sweet Home Chicago”, autentico esercizio propedeutico per qualsiasi bluesman che voglia chiamarsi tale e “(I Believe I’ll) Dust My Broom” che portò al successo Elmore James, ma si tratta di fisime.

Clapton ormai da qualche anno sta attuando un’operazione di recupero delle sue radici. Un paio di dischi blues nel decennio scorso, “Riding with The King” in coppia con B.B. King ed ora una vera e propria rilettura dei classici di Johnson. Pensare che qualcuno già parla di inaridimento della vena artistica. Ma forse è una battuta. E non fa neppure ridere. Fatto è che per Clapton e non solo per lui (mettiamoci pure Auger, Winwood, Page, Beck, Mayall, gli Stones…e gli altri a seguire) il blues e la chitarra di Johnson in particolare, sono stati la rivelazione di un universo intimo, emozionale e perfetto da diventare imprescindibile, il centro di tutto: “…mi piaceva sempre di più, fino a quando per molto tempo, non divenne la sola cosa che riuscivo ad ascoltare”.

C’è da credergli perché prima o poi lì si va a parare, da qualsiasi angolo si parta. Con lui nel disco una band di amici e musicisti che definire session men è persino offensivo: Andy Fairweather e Doyle Bramhall II con Clapton alle chitarre, Nathan East al basso, il monumento Steve Gadd alla batteria, l’icona Billy Preston alle tastiere e Jerry Portnoy alla diatonica, che lo stesso Muddy Waters volle accanto a sè e che per molti è il miglior armonicista vivente.

Come si vede dalle forze in campo, “Me & Mr. Johnson”, non è solo un disco di Eric Clapton e l’operazione revival non è meramente calligrafica, con l’impatto avvolgente delle versioni shuffle e boogie (su tutte una velocissima “32-20 blues”) e l’importanza di ogni singolo respiro di strumento nell’economia del suono. Ci sono tutti gli spazi per le personalità dei musicisti e per l’intreccio degli strumenti, senza protagonismi. Gli assoli si alternano, i fraseggi e le sottolineature pure. Provate a sentire lo scambio di ruoli tra chitarra e tastiera in “Little Queen of Spades” o le formidabili progressioni degli strumenti in “If i had possession Over Judgement Day” per farvi un’idea.

La sensazione, e come tale va presa, è che abbiano registrato insieme in una sorta di “first take”: con questi presupposti se faranno un tour live sarà un evento. L’incisione e la produzione (tra l’altro dello stesso Clapton) sono attuali, quindi lontane dalle registrazioni dell’originale. Anche se, l’approccio viscerale, la tecnica e l’uso dei toni della chitarra di Johnson, rendono quei lavori d’epoca tutto tranne che superati. Ma, si sa, lì c’era lo zampino di… Anzi, a pensarci, non era un semplice zampino, bensì uno zoccolo fesso e biforcuto