Meg, cd cover Artista/Gruppo: Meg
Titolo: Meg
Etichetta: www.bmg.com
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Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 30/10/2005
Copyright: Giuseppe Moro per Music on Tnt

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Se volete avere un’idea di cosa può essere (o di come vorrebbe che fosse chi scrive…)  un disco di Meg prossimo venturo partite da “Sopravvivi”, traccia 5 per chi legge i dischi per numeri e non per titoli.

Un brano teso, dalla ritmica possente, drammatico e viscerale di elettronica e irto di alchimie campionate. Il brano che i Prodigy non fanno da una vita, un esempio di come l’elettronica può essere sangue che scorre al pari di roventi accordi. Forse in Italia solo i Subsonica migliori hanno raggiunto la stessa intensità.

E brava la piccola Meg.

La ricordavamo pasionaria nei 99 Posse a fare da contraltare sempre più importante a Luca “Zulu” Persico, minuta e dallo sguardo vivacissimo, parte importante in quel progetto dove rap, tendenze elettroniche, musica e testi  e impegno politico, anzi militante erano un tuttuno. Un progetto moderno però non vetero - qualcosa e non solo di facciata - i dischi a prezzo politico, i concerti nei centri sociali e nelle occasioni importanti praticamente gratis e live act generosissimi e non certo solo per i proclami, condivivisibili o meno, di Zulu.

Qui la fatina della banda 99 sperimenta da sola, specie nell’uso della voce e dei testi ermetici, e si guadagna un disco non eccellente in tutte le tracce (“Puzzle” per esempio per quanto dia esattamente l’idea del titolo non è proprio quel che si dice un brano godibile) ma di effetto. Un po’ Bristol e Massive Attack, nuova Europa e un occhio attento a Bjork (“Simbiosi”) e, naturalmente all’esperienza nei 99 meno barricadieri (la liquida “Parole Alate”, “Elementa”).

Meg ormai cammina davvero da sola e finalmente una che si stacca dal clichè  cantautorale che in casa nostra sembra la norma.  Nel remake firmato da Vinicious De Moraes e Toquinho di “Senza paura” gioca una filastrocca a ritmo caraibico che se fosse uscita a ridosso dell’estate avrebbe avuto le carte per essere un tormentone (bello e non spaccaorecchie) da sotto ombrellone, “Invisibile Ink”  (in inglese) è suite jazz di grazia sopraffina.

Versatile e duttile passa con soavità tra i toni, elegante quando occorre e aggressiva se serve, Meg è lontanissima  da tutti i modelli di artista al femminile cui ci hanno abituato: dalla finta rockeuse come dalla musa del bel canto, senza manco pensare poi a tutte le patinate più o meno sexy da periodico giovanilista.

Carte in regola molte e tutto svolto con attenzione: il disco non furbeggia per accattivarsi le simpatie ma segue il personale e passionale istinto, è vario quanto vari devono essere gli amori musicali dell’artista partenopea. Però, però, alla fine quel “Sopravvivi” di cui si diceva all’inizio attiva la funzione repeat del lettore cidì (questo lettore e in questa stanza…) con un’insistenza almeno doppia o tripla rispetto agli altri brani. “De gustibus non est (…)  sputasellam” diceva il principe De Curtis.