Brad Mehldau Anything goes cd cover Artista/Gruppo: Brad Mehldau trio
Titolo:

Anything goes

Label Warner
Web site: www.bradmehldau.com
Autore: Stefano Martini
Pubb. il: 27/11/2005
Copyright: Stefano Martini per www.music-on-tnt.com

Sei in: Home > Monografie

Avevo un conto aperto con Brad Mehldau.

Guardando le foto del libretto del suo CD precedente, “Largo” la mia fidanzata aveva detto: “Però, non sembra uno di quei tuoi soliti jazzisti”. Voi ovviamente sapete che cosa intendeva, lo trovava carino. E dire che fino a quell’istante mi era solo antipatico ;-).

D’altronde come fa a non risultare antipatico uno che strappa un contratto con una major poco più che ventenne, che ha studiato su Bach, su Brahms e suona anche pezzi di Radiohead, uno con quel tatuaggetto trendy sul braccio, con quei vestiti finto sdrucito perfettamente alla moda. E quanto è bravo Brad Mehldau qua e quanto è bravo Brad Mehldau là.

Poi scopri che la tua fidanzata che trova il jazz elettrizzante quanto il calcio d’estate, quando tu non ci sei lo ascolta e lo trova non male… bè quella sana antipatia diventa puro odio. Guardavo quella faccetta da telefilm americano post adolescenziale di Italia 1 e sognavo durante un concerto in mondovisione, di tramutargli le dita in legnetti.
Solo che, statene certi, il ragazzo farebbe musica anche con dieci legnetti. Perché ha un talento smisurato il maledetto.

Per questo Anything goes lo accompagnano sempre gli stessi Larry Granadier al basso e Jorge Rossy alla batteria. Si potrebbe pensare all’ennesimo episodio di The art of trio (notate la modestia?), ma qui qualcosa di nuovo si percepisce. E’ come se la parentesi di “Largo” con quella sua apertura su suoni diversi, abbia fatto ripartire il trio con una consapevolezza diversa, ne abbia ampliato le vedute. Suonano sciolti, rilassati, si trovano che è un incanto, la registrazione è cristallina, il disco fluisce, la musica vola, tutto è perfetto, tutto è chiaro, intelleggibile, ti sembra che suonare il piano sia la cosa più facile del mondo, che ci vuole: plin plin plon, potrebbe farlo chiunque.

E’ questo che rende il disco inarrivabile, questa sublime maestria ammantata di semplicità. Non c’è mai una nota inutile, uno sfoggio di bravura, una caduta di tono. Vera classe.

Sembra colpevole trovare dei brani da preferire, ci sono standard jazz e brani di diversa estrazione: “Still crazy after all these years” di Paul Simon, ancora dei Radiohead “Everything in its right place”, “Smile” di Charlie Chaplin. Incredibile come perfino “Skippy” dalla penna di Thelonious Monk sembra conciliata con il mondo. Mi piace immaginare che per una volta i musicisti non abbiano pensato al conto in banca, alle ragazze su cui fare colpo, all’ammirazione da suscitare, alla rivalsa sulla vita, alle critiche, alle pacche sulle spalle, all’idea di diventare i migliori. No, niente di tutto questo. Il loro unico scopo è stato quello di donare a chi la volesse, la migliore musica che erano in grado di fare.

Dove ci porterà ancora questo trio? Quale passo avanti potrà mai fare oltre la perfezione? Sembra che nelle stesse sessioni di registrazione siano stati dati alla luce anche brani autografi. Se il livello è questo…

Non avevo detto che lo odiavo? Sì, ma le foto di questo libretto lo ritraggono come un uomo normale e la musica è talmente bella… Beh sì poi alla mia ragazza ho detto che la moglie aveva chiesto il divorzio perché lo aveva scoperto a letto con la vicina ultraottantenne :-):-):-):-).

Adesso quando compare in video qualche vecchia carampana dello spettacolo con la faccia stirata alla meno peggio a casa diciamo: “buona per Brad”. Scusami eccelso pianista, ma almeno al posto dei rametti, ti sono rimaste le dita di carne.