Doppia recensione dei cd Quatour pour la fin du temps di Olivier Messiaen. Artista/Gruppo: Messiaen Olivier
Titolo: Quatuor pour la fin du temps
Etichetta: DG - Erato
Web site: DG - Erato
Codice: ------
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 29/01/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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CD 1

Esecutore: Shaham, Meyer, Wang, Chung
Codice: 469-052-2

CD 2

Esecutore: Trio Fontenay, Brunner
Codice: 0927 48749-2

Olivier Messiaen nasce ad Avignone nel 1908, a undici anni entra in conservatorio a Parigi dove è allievo di composizione di Paul Dukas. Muore a Parigi il 27 aprile 1992, dopo essere diventato uno dei pilastri su cui si regge l’intero complesso edificio della musica del Novecento.

Uomo di grande religiosità e profondità intellettuale ha lasciato una messe di capolavori tra cui spiccano grandi opere per orchestra, Turangalila–Symphonie (1946–48), Des Canyons aux Etoiles (1974), composizioni per pianoforte solo, Catalogue d’Oiseaux (1956–58), Vingt Regards sur l’enfants Jesus (1944), opere per organo, e un’opera lirica di grandi proporzioni, Saint François d’Assise (1983) in cui sembrano coagularsi tutti i complessi aspetti della sua vita personale ed artistica.

Uno dei suoi lavori in assoluto più importanti, nasce nell’ambito della musica da camera, altrimenti poco frequentata ed è proprio questo Quatuor pour la fin du temps, un quartetto per pianoforte, clarinetto, violino e violoncello. Un’opera particolarmente commovente, e non soltanto per i suoi suoni, ma per la sua storia. Si tratta infatti di una composizione scritta nel 1940–41 mentre Messiaen era detenuto nel campo di prigionia tedesco di Görlitz. La formazione, pianoforte, violino, violoncello, clarinetto nasce dalla presenza, nello stesso campo di prigionia di tre musicisti Jean le Boulaire (violinista), Henry Akoka (clarinettista) e Étienne Pasquier (violoncellista). Erano militari, ma erano prima di tutto musicisti, anche nel campo di prigionia i primi due erano riusciti a portare con sé il proprio strumento. Il violoncello era un po’ troppo ingombrante da portare nello zaino, ma Étienne Pasquier racconta in un’intervista di essere riuscito, non si sa come, a raccogliere i soldi per acquistare un violoncello da un liutaio di Görlitz e di avere avuto il permesso di recarsi, debitamente scortato, ad acquistarlo. Potenza di una passione!

Messiaen iniziò a comporre un trio per violino, violoncello e clarinetto, ma poi lavorando alla ristrutturazione d’una baracca adibita a teatro ad uso dei prigionieri, riuscì a procurarsi un vecchio pianoforte. Il trio originario divenne il quarto movimento (Interludio) di una costruzione ben più articolata che si espanse sino alle dimensioni che oggi conosciamo. In prima esecuzione fu lo stesso Messiaen ad eseguire la parte pianistica, che comunque rimane per la maggior parte del tempo ridotta ad un ruolo di accompagnamento.

Vi furono molte prove che si svolgevano sempre la sera, dopo la giornata di lavoro. Finalmente, il 15 gennaio 1941 allo Stalag VIII A, il Quatuor pour la fin du temps fu eseguito di fronte a circa quattrocento prigionieri, stipati in religioso silenzio, nel gelido baraccone, da quattro strani musicisti che indossavano uniformi rattoppate e scarpe di legno. Qualcuno ascoltava la musica da camera per la prima volta, ma fu un grande successo e il concerto fu ripetuto più volte.

Lo stesso anno i quattro furono rimpatriati probabilmente perché, dice Pasquier, considerati come soldati–musicisti cioè come soldati non destinati a portare armi.

Come dicevo, una storia straordinaria, di cui non si può non tenere conto quando si ascolta questo quartetto.

Gli otto movimenti in cui è divisa la composizione portano, come spesso accade in Messiaen, titoli affascinanti:

  1. Liturgia del cristallo,
  2. Vocalizzo per l’angelo che annuncia la fine dei tempi
  3. Abisso degli uccelli
  4. Interludio
  5. Lode all’eternità di Gesù
  6. Danza del furore, per le sette trombe
  7. Tumulto d’arcobaleni per l’angelo che annuncia la fine dei tempi
  8. Lode all’immortalità di Gesù

Nella prefazione alla partitura è lo stesso Messiaen a fornire chiavi interpretative all’ascoltatore, in uno scritto che è solitamente riportato nei libretti allegati al cd.

Da osservare che, a differenza di quanto siamo abituati ad ascoltare nel tradizionale quartetto per archi, dove gli strumenti mettono in opera un serrato dialogo che li vede sempre attori, in questo caso si tratta più di un collage di brani solistici, di duetti, di trii che propongono sonorità e melodie assai difficili da descrivere che vanno dal richiamo del canto degli uccelli a certe “ubiquità tonali” come dice lo stesso Messiaen nel suo scritto che “avvicinano l’ascoltatore all’eternità nello spazio o nell’infinito”.

No comment. Meglio ascoltare.

Esistono molte versioni di questo quartetto, che probabilmente costituisce la via più diretta per accedere all’opera di questo grande compositore.

Il trio Fontenay con il clarinettista Eduard Brunner, ha inciso l’opera nel 1992 per la Teldec. Il CD è disponibile attualmente nella serie economica Apex e dura 43,41 minuti.

Nel 2000 per la DG il violinista Gil Shaham, il clarinettista Paul Meyer, il violoncellista Jian Wang e Myung–Whun Chung al pianoforte hanno registrato la stessa composizione esibendo tempi più lenti e meditati ed arrivando a 52,30 minuti.

Personalmente trovo più partecipata la prima esecuzione, mentre la seconda suona leggermente “fredda”, forse per il fatto che i quattro si sono riuniti per eseguire il quartetto ma non hanno l’affiatamento che si raggiunge suonando stabilmente insieme come nel caso del trio Fontenay.

Tra le versioni che non ho mai avuto il piacere d’ascoltare ma che diverse guide giudicano di valore, segnalo: un cd EMI con Michel Beroff al piano, Gervase de Payer al clarinetto, Erich Gruenenberg al violino e William Pleeth al violoncello; una edizione DG che fu registrata alla presenza del compositore, con Daniel Barenboim al piano, Claude Desurmont al clarinetto, Luben Yordanoff al violino e Albert Tetard al violoncello; una edizione Decca con Olli Mustonen, Joshua Bell, Steven Isserlis, Michael Collins.

Una discografia completa, con l’indicazione dei tempi di esecuzione di ciascun movimento è disponibile su questo sito:

http://www11.ocn.ne.jp/~messiaen/discography/disks_quatuor.html