Metal Fatigue Allan Holdsworth cd cover Artista/Gruppo: Allan Holdsworthh
Titolo: Metal Fatigue
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Recensore: Sabino Monterisi
Pubb. il: 28/03/2004
Copyright: Sabino Monterisi o per www.music-on-tnt.com

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Un saluto a tutti i lettori. Eccovi un’altra recensione che spero vi sia di orientamento nell’acquisto di materiale (serio) idoneo all’ascolto.

La registrazione oggetto delle nostre attenzioni è Metal Fatigue di Allan Holdsworth.

Circa 10 anni fa ero solito consultare avidamente tutte le riviste chitarristiche italiane, e notavo continuamente citato il nome di Allan Holdsworth, dotato, a dire dei giornalisti, di una abilità tecnica fuori dal comune. Pertanto, estremamente incuriosito, decisi di ascoltare di questo tanto blasonato personaggio, acquistando Metal Fatigue, un cd dall’esigua durata di scarsi 40 minuti.

Preciso che, all’epoca, ascoltando quasi esclusivamente musica per chitarra, ero più che avvezzo a funambolici artisti, dalle tante note (come quantità) ma dalla poca musica (come qualità) e pertanto, mentre mi accingevo ad ascoltare Metal Fatigue, già immaginavo il solito cliché di guitar hero che esegue quartine di sedicesimi a 180 di metronomo, ma la cui successione di note non ha alcun senso.

Premo il tasto play ed ascolto il primo brano: riff originale, brano leggero, atmosfere gradevoli ed un linguaggio musicale unico, complicato ma affascinante, intricato ma fluido, che mi ha lasciato a bocca aperta. Confesso che non mi aspettavo assolutamente un musicista dalla tale levatura. Il secondo brano, altrettanto originale, presenta una chitarra elettrica dal suono molto pieno ma pulito (potrebbe tranquillamente confondersi con una tastiera) che ripete il tema, mentre un’acustica tratteggia un fraseggio anomalo, un controcanto. E cosi via, il disco scorre senza alcun affanno, molto gradevole e dalla qualità costante, con costanti riferimenti ad una tipologia di musica perfettamente a metà tra il jazz ed il rock: dal jazz mutua il linguaggio colto e le complesse armonie, mentre del rock ha il ritmo suadente.

L’originalità di Allan Holdsworth sta fondamentalmente nella sua straordinaria tecnica, a mio parere sovrumana, pochi musicisti sono in gradi di suonare con tale perfezione tecnica formale, armonica, metrica e melodica. Più dettagliatamente, ha una grande dimestichezza con la tecnica del legato (ossia hammer-on e pull-off eseguito con la mano sinistra), riuscendo in tal modo ad economizzare così i movimenti della mano destra ed emulando il suono degli strumenti a fiato. È comunque in grado di eseguire difficilissime figure con la mano destra, utilizzando tecniche quali skipping e sweeping.

Ma, tralasciando i dettagli tecnici che possono tediare la maggior parte degli ascoltatori, cioè i non chitarristi, rimane un dato di fatto: Allan Holdsworth è in grado di fraseggiare tecnicamente. Con questo intendo dire che, la maggioranza dei musicisti, anche blasonati e arcinoti, ogniqualvolta vuole sbalordire gli ascoltatori con passaggi complicati, perde il controllo del fraseggio, ossia il senso delle frasi suonate, in altre parole non suona. È come se un abile parlatore fosse in grado di ripetere velocemente solamente parole senza senso. Allan Holdsworth, al contrario fraseggia tecnicamente, ossia espone frasi di senso compiuto, a velocità astronomiche, è tra i pochissimi a suonare “logicamente e tecnicamente” allo stesso tempo, con il feeling adeguato al contesto nel quale il suo fraseggio va ad inserirsi. Solo ascoltandolo vi sarà chiaro il senso delle mie parole: è in grado di stupirmi ancora oggi, a distanza di dieci anni di ripetuto ascolto dei suoi brani.

Un chitarrista di tale calibro utilizza, ovviamente, un suono altrettanto importante, con catene sonore composte da chitarre Steinberg con parti in fibra di carbonio e pick up EMG e amplificatori Mesa Boogie, con distorsione dalla grana finissima, oltre a tutta una serie di apparecchiature che tralascio per brevità.

Quasi dimenticavo la sezione ritmica, che vede Kirk Covington e Gary Willis, entrambi potenza e raffinatezza allo stesso tempo, degna sezione ritmica di altre importanti formazioni, una per tutte Tribal Tech.

Per adeguatamente introdurvi alla sua musica ascoltate pure Metal Fatigue, poi provate ad ascoltare il più complicato None too soon, un brano di standards jazz.