[recensione] Monteverdi ottavo libro dei madrigali volume 1 Artista/Gruppo: Monteverdi
Titolo: Ottavo libro dei madrigali (vol.1)
Etichetta: Opus 111
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Codice: OPS–2027
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 16/01/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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L’interpretazione della musica medievale e rinascimentale ha conosciuto, nel corso del Novecento, una vera rivoluzione grazie all’opera di molti musicisti nordeuropei, a cominciare dall’inglese Alfred Deller (1912 – 1979) che ne è stato l’iniziatore, e poi grazie ai direttori della generazione successiva quali l’austriaco Nikolaus Harnoncourt (1929) e l’olandese Gustav Leonhardt (1928), e poi ancora ai più giovani come l’americano Alan Curtis (1934), l’inglese Antony Rooley (1944) e altri. Tutti questi interpreti hanno reso, nella seconda metà del Novecento, di nuovo vitale un mondo che sembrava ormai destinato a pochi specialisti dall’aria vagamente ammuffita.

Curiosamente, vista la mole di musica prodotta in quel periodo proprio da compositori italiani, e l’importanza degli studi condotti nel secolo scorso proprio nel nostro paese (basti citare la fondamentale opera di G.F. Malipiero su Monteverdi), per molti decenni è mancata, in Italia, una scuola interpretativa che si affiancasse a quella anglosassone. Questo “vuoto” è durato fino alla fine degli anni ottanta quando, lentamente, è emersa una generazione nazionale di assoluto interesse che si è riappropriata di una musica che le appartiene per lingua e cultura.

A questa nuova generazione appartiene Rinaldo Alessandrini (Roma, 1960) che, alla guida del suo “Concerto Italiano”, si muove nell’area temporale compresa tra il 1500 ed il 1700, e sta raccogliendo approvazioni in tutto il mondo.

Fra i dischi diretti da Alessandrini, ho scelto questo primo volume dell’Ottavo Libro, registrato nel 1997 per la Opus111.

Il cd contiene una scelta dei Madrigali guerrieri et amorosi con alcuni opuscoli in genere rappresentativo che saranno per brevi episodij fra i canti senza gesto. Libro ottavo di Claudio Monteverde maestro di capella della serenissima repubblica di Venetia. Dedicati alla sacra cesarea maestà dell’imperator Ferdinando III” (1638).

Cominciamo subito col dire che questo cd, che dura ben 75 minuti, non contiene tutto l’ottavo libro (anche se una copertina ingannevole fa sembrare che sia così), e che la raccolta non è completa nemmeno con il secondo volume (Opus 111, OPS30-196), di altri 58 minuti, contenente il “Combattimento di Tancredi e Clorinda” e il “Ballo delle ingrate”. Alla fine mancano ancora una decina di numeri: “Se vittorie sì belle”, “Armato il cor d’adamantina fede”, “Volgendo il ciel…”, “Mentre vaga angioletta”, “Ardo e scoprir”, “O sia tranquillo il mare pien d’orgoglio”, “Ninfa che scalza il piede e sciolto il crine”, “Chi vole aver felice e lieto il core”, “Non partir ritrosetta”, “Su,su,su, pastorelli vezzosi”.

Bene, sciolti i dubbi su quello che non c’è proviamo a concentrarci su quello che c’è, che è molto e succulento.

Intanto fin dal primo ascolto si nota immediatamente che il Monteverdi di Alessandrini suona “diverso” rispetto alle edizioni realizzate negli anni settanta e ottanta, ad opera dei grandi interpreti nordeuropei. Qui c’è qualcosa che colpisce un cuore italiano: la pronuncia! Questi cantanti conoscono il significato profondo di quello che cantano, non è solo una questione di accento, qui si tratta di sentire sotto la pelle il significato reale delle parole e i cantanti del Concerto Italiano queste bellissime poesie di Petrarca, Marino, Guarini… le hanno studiate e amate/odiate fin dalla più tenera età grazie alla scuola: ce le hanno dentro!

È un altro mondo. La padronanza perfetta della lingua non è certamente l’unico ingrediente di una grande interpretazione, così come il sale non è l’unico ingrediente di un grande piatto: ma se manca, tutto è irrimediabilmente insipido.

C’è una sensazione di calore e di partecipazione all’azione narrata, un approccio così disinibito e coerente agli aspetti agogici e dinamici veramente mai sentito prima, ci sono le infinite sfumature del canto amoroso, e sono tutti bravi, musicisti e cantanti. Finalmente si può cogliere la tensione dei madrigali guerrieri con il canto che può assumere toni minacciosi laddove in altre edizioni blasonate del passato si traduceva l’espressività con la velocità e la dinamica.

Per esempio il lungo madrigale “Ogni amante è guerrier”, che udito nelle algide interpretazioni degli anni settanta e ottanta riesce ad essere solitamente abbastanza noioso, diventa qualcosa di infuocato ed avvincente. Nella parte iniziale, interpretata dai tenori Sandro Naglia e Giuseppe Maletto, quando il testo giunge a paragonare l’assalto amoroso del vecchio guerriero a quello del “canuto amante” si trattiene il fiato perché si ode realizzarsi qualcosa che prima non si riusciva nemmeno ad immaginare.

“Ne men scontio è veder tremula mano/per troppa età vibrar la spada e l’hasta/che sentir sospirar canuto amante.”

Tutti i significati e i doppi sensi che si possono intuire sono concentrati in quei pochi secondi, ogni parola acquista un rilievo sinora sconosciuto: il vibrato in “tremula” che dà tutto il senso del tremore della mano, l’ultima età della vita sottintesa da quel “canuto” che si spegne.Naturalmente non si finisce di stupirsi col primo brano, perché nella seconda sezione dello stesso madrigale il basso Daniele Carnovich ci fa trascorrere sette minuti d’incanto affrontando la sua lunga parte con una varietà d’accenti straordinaria.

Anche ascoltare il Lamento della Ninfa è una sorpresa:

“Amor, amor,/ dov'è la fe' / ch'el traditor giurò?”

Al “traditor” sono già conquistato: la soprano Rossana Bertini sfoggia una voce bella, calda, carica di sensualità, nulla da spartire con quelle voci metalliche e tremule che sembravano fare obbligatoriamente parte delle esecuzioni di musica antica. Questa Ninfa è una femmina vigorosa; è affranta, innamorata, ma è anche orgogliosa: soffre ma non è sottomessa, anzi… viene quasi il dubbio che nella coppia il debole sia proprio l’amante e che se ne sia andato in cerca di approdi più tranquilli.

Che dire. Ascolto e riascolto il cd in preda ad una meraviglia viva e sincera, e penso che era proprio ora che la scuola musicale italiana dicesse la sua in merito ad uno dei suoi più grandi compositori.