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The Manhattan project

featured by Wayne Shorter, Michel Petrucciani, Stanley Clarke 1990 - Blue note records

Personnel:

Wayne Shorter: sax tenore e soprano
Michel Petrucciani: pianoforte
Stanley Clarke: basso acustico ed elettrico
Lenny White: batteria
Gil Goldstein & Pete Levin: tastiere

Calma.

Vi vedo già tutti eccitati dopo aver letto i tre mitici nomi che campeggiano sulla copertina di questo disco. Sì, calmatevi, perché a volte anche dei grandissimi musicisti danno vita a progetti non propriamente irresistibili. È il nostro caso? Direi purtroppo di sì. Ma andiamo per ordine.

Michel Petrucciani"The Manhattan project" è un disco registrato in studio, ma dal vivo e con tanto di pubblico, il 16 dicembre del 1989.
I brani sono otto, tra cui anche 'Virgo rising' e 'Nefertiti' di Shorter, che diede il titolo all'omonimo album di Miles Davis e 'Summertime' di Gershwin. Le altre composizioni sono di Lenny White ('Old wine, new bottle'), di Pastorius ('Dania'), di Petrucciani ('Michel's waltz'), di Ned Washington e Victor Young (la struggente 'Stella by starlight') e, infine, 'Goodbye pork pie hat' di Mingus.

Insomma, vi dicevo prima della non irresistibilità dell'album. Come è possibile? Non lo so, ma è così. Per carità, tutti i pezzi sono eseguiti magistralmente, con assolo di Petrucciani, Shorter e Clarke molto belli. Ma c'è qualcosa che non va.

È come se mancasse l'anima a questo disco.

Non mi ha emozionato.

Wayne ShorterPosso stare a parlarvi degli arrangiamenti eseguiti a regola d'arte, della disinvoltura con cui Stanley Clarke passa dal contrabbasso al suo amato Alembic dal suono riconoscibilissimo (ascoltatelo in 'Goodbye pork pie hat', forse il brano meglio riuscito dell'intera selezione), del perfetto e sempre calibrato utilizzo delle tastiere (che, a essere onesto, non amo molto, almeno in questo tipo di jazz), ecc. Ma non riesco a non pensare alle splendide performance che i suddetti musicisti ci hanno regalato in altre incisioni e in altri tempi, e a non metterle a confronto con quelle di questo disco. È come una di quelle donne belle e raffinate, che però non ti sconvolgono la vita, proprio perché non ti entrano dentro e non ti distruggono le poche certezze che hai.

E così mi viene in mente Wayne Shorter che fraseggia divino nel quintetto di Miles Davis, mentre qui sembra un po' ingessato. Oppure il funambolismo pirotecnico di Stanley Clarke quando suonava con Chick Corea, e non lo riconosco più, se non nella già citata traccia di Mingus.

Al solito, ciò che vi ho detto prendetelo con il beneficio del dubbio. Può essere che a voi entusiasmi (anche se ne dubito), nel qual caso fatemelo sapere. Sarei proprio curioso di conoscerne i motivi :-P.

Bello e di gran classe, ma senz'anima.

A presto

© Copyright 2000 Andrea Gerolimon -http://www.music-on-tnt.com