Oasis Don't believe the truth cd cover. Artista/Gruppo: Oasis
Titolo: Dont’t believe the truth
Etichetta: Sony
Web site: www.oasisinet.com
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Recensore: Alfonso Pone
Pubb. il: 05/06/2005
Copyright: Alfonso Pone per Music on Tnt

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Eccoli di nuovo i fratelli più rissosi della storia del rock, almeno di quella recente. Tornano tra noi con un nuovo cd Dont’t believe the truth, in cui sedano i dissapori di un rapporto che ormai viene descritto eufemisticamente inesistente.

Gli Oasis nel panorama musicale odierno sono, a torto o a ragione, una di quelle band che rappresenta un punto di confronto. Un sogno per tutti coloro che cullano velleità artistiche di qualsiasi sorta. Il loro ultimo cd è, ad onor del vero, un buon prodotto, con un sound a tratti originale e arrangiato in modo impeccabile. Quando esordirono con Definitely Maybe e soprattutto con (What's The Story) Morning Glory? Confessarono subito che il gruppo da cui traevano ispirazione erano i Beatles, e non poteva essere altrimenti ascoltando la loro musica. Spesso infatti gli arrangiamenti ricordano smaccatamente le atmosfere del quartetto più famoso della storia.

Arrivati ai giorni nostri con Dont’t believe the truth gli Oasis non smentiscono sé stessi né la formula che li ha portati a un successo planetario, ripropongono chiaramente il loro sound con una convinzione ammirevole e, bisogna ammetterlo, buon gusto.

Liam e Noel sono due personaggi intesi nel senso tipico del significato del termine:

“Persona ragguardevole e importante per l’alto incarico che ricopre, la fama e il prestigio che ha conquistato” cit. Vocabolario Treccani.

Il loro problema però è che non riescono (vogliono) separarsi dal loro stesso stereotipo di band ispirata da qualcun altro. Entrambi se volessero penso che potrebbero scrivere canzoni migliori e più originali di quelle che ci propongono periodicamente. Direte voi “ma chi glielo fa fare?”. Nessuno né tantomeno loro sono intenzionati a cambiare.

Gli Oasis sono a un bivio adesso. Il successo lo hanno avuto, i soldi e la fama neanche a dirlo, cosa gli manca? Quel quid che li ponga su un gradino più alto sul quale poter consolidare nel futuro la loro leadership. Gli manca la freschezza dei primi album e l’impressione che davano allora, e cioè che potessero diventare originali. Così purtroppo non è stato e gli Oasis ci propongono il loro ennesimo cd, prodotto alla perfezione, godibile, orecchiabile, a tratti coinvolgente ma che bontà sua richiama sfacciatamente sia i Beatles che gli Stones. Inoltre pare che il nuovo batterista Zak Starkey sia il figlio di Ringo Starr. (confermate?)

Lyla, il singolo che gira in radio, altro non è che un omaggio riconoscibilissimo ai Rolling Stones di Street fighting man, Mucky Fingers mi ricorda Lennon. Da quello che leggo in giro, sembra che questo sia il miglior album degli Oasis dai tempi dei loro esordi. Personalmente non sono assolutamente d’accordo. Troppo simile al loro passato, troppo simile ad atmosfere collaudate. La novità già intravista nella musica del gruppo è solo una tendenza a mostrare un sound più cattivo più ricco di energia, ma tutto finisce qui.

Se dovessi scovare una piccola perla in questo Dont’t believe the truth non esiterei ad indicare I can see it now. Pezzo praticamente solo strumentale, eseguito in crescendo, con una chitarra che detta il ritmo e che coinvolge davvero.

Cosa sarebbero gli Oasis se si lasciassero andare? Se provassero a dar via libera al loro modo di far musica? Se i due fratelli non si odiassero come pare che sia e parlassero/collaborassero per il bene della band? Non ci è dato di saperlo, potrebbero sbocciare e vivere di luce propria o potrebbero rivelarsi solo un bluff. Io non credo in questa seconda ipotesi visto che nonostante le assonanze, i richiami, gli omaggi ai mostri sacri della musica contemporanea, la musica degli Oasis è sempre qualcosa di immediatamente distinguibile e sempre piacevolmente ascoltabile.

Un chiaroscuro quindi. Come tutte le cose di questo mondo. Dobbiamo solo decidere se dare maggiore ascolto alle note chiare o a quelle scure, ma questa è tutta un’altra storia.