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Jan Garbarek and Hillard Ensemble  Officium copertina del cd
Artista/Gruppo: Jan Garbarek e Hilliard Ensemble
  Titolo album: Officium  
  Etichetta: ECM New Series 1525 445 369-2  
  Web site: www.ecmrecords.com  
Recensore: Gioachino Lorelli

© Gioachino Lorelli per http://www.music-on-tnt.com

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Dopo reiterate (gentilmente reiterate) richieste, provo a parlarvi di uno dei lavori più belli e più discussi nell'ambito della Musica Colta degli ultimi 10 anni. Parliamo di Officium dell' Hilliard Ensemble con Jan Garbarek ai Sax Soprano e Tenore.

Discusso, dicevo, in quanto quando si mette in campo un'operazione di questo genere (musica antica e strumento moderno suonato oltretutto da un musicista che affonda le sue radici nel Jazz) il rischio di essere accusati di compiere un'operazione commerciale è molto forte, ma ancora più forte (e nefasto) è il rischio di farsi prendere la mano ed avere come risultato uno di quei dischetti che vanno in allegato alle riviste New Age, tipo Musica per rilassare il corpo e la mente o amenità del genere.
Il primo dubbio ( operazione commerciale) è fugato dai nomi degli interpreti: Hilliard Ensemble, il miglior quartetto vocale (in formazione base) che ci sia in circolazione, di nazionalità Inglese. Talmente bravi e famosi che diversi compositori contemporanei hanno scritto appositamente per loro. Quartetto dalle doti vocali straordinarie, dall'intonazione impeccabile e dalla capacità interpretativa sbalorditiva. Non hanno certo bisogno di imbarcarsi in un'avventura strana per farsi conoscere.
Dall'altra parte Jan Garbarek, saxofonista Norvegese accusato di avere abbandonato la via maestra del jazz per strade più commerciali e semplicemente percorribili....beh....è semplicemente assurdo. Si tratta di un ottimo strumentista il quale ha trovato la sua strada fuori degli schemi usuali e che in questo contesto è in grado di elaborare un discorso musicale ben definito e maturo. Basta ascoltare "Visible World" per renderserne conto, dove il nostro, accompagnato da personaggi del calibro di Manu Katchè alla Batteria, Eberhard Weber al Basso e Mari Boine voce, dà vita a 15 perle imperdibili.

Eventualmente potremo parlare di questo disco la prossima volta. Veniamo ad Officium.

Di cosa si tratta? si tratta di 15 brani sacri per ensemble vocale, di autori che vanno dal 1200 fino alla metà del 1500, quindi dai primordi della polifonia vocale (il brano più datato è Beata Viscera di Perotin (Magister Perotinus, 1200 uno dei fondatori della scuola di Notre Dame e pioniere della polifonia sacra) mentre il brano più recente è Parce Mihi Domine di Christòbal de Morales, 1500, tratto dal suo Officium Defunctorum che da il titolo, appunto Officium, al CD.
Senza addentrarsi in analisi profonde che risulterebbero indigeste al neofita sulle differenze stilistiche tra i vari brani, divisi tra di lor da 3 secoli e mezzo, voglio portae l'attenzione di chi si accingerà ad ascoltare questo capolavoro su 3 brani: Beata Viscera, O Salutaris ostia di Pierre de la Rue e Parce Mihi Domine. Attraverso questi tre brani ci si potrà rendere conto benissimo del percorso svolto dalla polifonia. Nel brano di Perotin, infatti, di polifonia intesa come più voci che cantano contemporaneamente parti diverse ve ne è ben poca, ma dobbiamo pensare che siamo proprio ai primordi e che già avere una linea melodica su un pedale tenuto è una rivoluzione non indifferente.
Al di la di questo, l'atmosfera Gotica che emana dal brano è ipnotica. Pare di vedere le volte della cattedrale di Notre Dame o del duomo di Milano. In questa atmosfera il sax di Garbarek si muove quasi in punta di piedi per non disturbare. Saltando a piè pari quasi 2 secoli, passiamo al brano di de la Rue: Questa è già polifonia "quasi " matura. Le voci si muovono in blocco, ma le regole dell'armonizzazione moderna sono quasi tutte rispettate. All'orecchio allenato non sfuggirà qualche errore veniale che comunque a mio parere contribuisce alla bellezza del brano. In questo contesto, il sax si fa più audace, forte di un'armonia che regge, può sviluppare un discorso autonomo, senza però prevaricare il gruppo che rimane punto focale sul quale concentrare l'attenzione dell'ascolto. (provate per sfizio a saltare immediatamente al brano che segue, Procedentem Sponsum, coetaneo ma Ungherese e resterete stupiti dal salto temporale all'indietro che sembrerà di fare, con soluzioni armoniche elementari e nemmeno corrette, a dimostrare che alcune parti d'Europa il discorso musicale si è evoluto molto più lentamente che in altre).

Passiamo infine a Officium per arrivare alla perfezione formale della polifonia. Movimenti perfetti tra le voci e soluzioni armoniche perfette scevre dal minimo errore formale. Siamo di fronte alla piena maturità del canto polifonico sacro. I 15 brani (12 in realtà in quanto Parce Mihi Domine è proposto in tre versioni diverse, una "Piana" cioè solamente vocale, mentre le altre 2 con accompagnamento di Saxofono) hanno la particolarità di essere eseguiti in modo assolutamente filologico dall'Hilliard, mentre Garbarek ricama con il suo sax delle trame di una delicatezza straordinaria attorno a questi suoni ancestrali senza avere la pretesa di usare lo stesso stile vocale dei brani, ma usando scale e soluzioni melodiche moderne che tuttavia, grazie alla "Garbatezza di Garbarek" perdonatemi il calambour, si cuciono perfettamente addosso ai brani che scivolano via uno dopo l'altro.
77 minuti di full immersion in un'altra dimensione dalla quale si ricava un senso di pace e di tranquillità che a buon diritto fanno entrare questo CD nella categoria degli "Ansiolitici Benzodiazepinici", come scherzosamente detto dal recensore di Fedeltà del Suono a proposito di Officium. Un cd da ascolto solitario, notturno possibilmente, al buio, senza altre sollecitazioni a sensi che non siano l'udito. Incisione fantastica, nello standard altissimo ECM. Voci di una naturalezza disarmante e Sax presente ma non in primo piano.

Penso di concludere questa mia impressione su Officium riportando la parte finale delle note di copertina, che, oltre a dare l'idea dell'atmosfera nella quale si è svolto il lavoro, fa capire a quali elevatissimi livelli tecnici siano gli esecutori:

Dice John Potter Tenore dell'Hilliard:

"Racchiusi nell'isolamento del monastero di S. Gerold, è sembrato a tutti noi che il sassofono diventasse un'estensione delle nostre voci. Questi brani aspirano quanto più possibile ad essere vicini alle esecuzioni dal vivo: Sentendo dietro di noi la presenza di Perotin e dei suoi successori abbiamo cercato di far si che ogni prima registrazione potesse essere quella definitiva"

Buon ascolto