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Pansoul dei Motorbass, copertina del cd.
Artista/Gruppo: Motorbass 
  Titolo album: Pansoul   
  Etichetta: --------------   
  Web site: --------------   
Recensore: Giuseppe Moro

© Giuseppe Moro per http://www.music-on-tnt.com

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Ristampona di un disco che è stato embrione di tutto quel che è venuto dalla Francia sul versante dance negli anni seguenti, Daft punk in testa.

I Motorbass erano espressione di un movimento più vasto, quello dei club di tendenza e dei loft metropolitani, nel quale muovevano i primi passi formazioni poi diventate note, come i Cassius o i citati Daft Punk. Molto girava intorno all’etichetta Different Recordings, mentre i Motorbass erano sorta di cantiere aperto e sperimentale. Tanto che uscito nel 1996 “Pansoul” i due componenti rimasero comunque negli ambiti familiari: Philippe Zdar finirà nei Cassius mentre Etienne De Crecy sarà Etienne De Crecy.

Non c’è stato un seguito all’opera prima ma ci sarà un seguito, e molto, per tutta la tecno-funky-dance-house d’oltralpe. Ora per la Labels eccola ristampata; ben 2 i cd per due ore di musica: oltre a “Pansoul” infatti ci sono anche 2 EP a firma di Zdar e De Crecy che risalgono al 1992 e al 1993. La dimostrazione di quanto si muoveva in Francia ad inizio del decennio scorso e come l’asse Chicago – Ibiza non fosse così in asse ma decentrato verso altro territori.

In terra francese i ritmi della smile generation si arricchiranno di pulsioni funky e hip hop mentre lo stile generale sarà inevitabilmente più introverso, notturno, vagamente malinconico e ansiogeno. Vecchia Europa insomma. E nuovi campionatori. Un disco filologicamente importante, una testimonianza su nascita crescita sviluppi e trasformazioni di un genere nato per l’immediata consunzione, veloce come le immagini di Koyanigatsi e di memoria corta o nessuna. Un disco non facile se non si ha un minimo di familiarità con l’house, un disco da evitare se si vuol battere il piedino e scuotere nevroticamente la testa: armonie molli e beat straniti lo rendono un lavoro da ascolto in cuffia preferibilmente a notte piena e metropolitana. Solo così si possono godere brani come “Les Ondes” dall’andamento suadente, l’ipnotico “Wan dance”, l’articolato “Genius”. Altrimenti meglio lasciar stare perché si rischia di non arrivare alla fine.

E non mettetelo in auto. A meno che non abbiate a portata di mano ZZ Top o Lynard Skynyrd d’annata come antidoto.