Charlie Parker Ballads, cd cover.
Artista/Gruppo:

Charlie Parker

Titolo: Ballads
Web site: -----
Autore: Stefano Martini
Pubb. il: 20/11/2005
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Nella storia della musica, ma potremmo dire nella storia in generale, ci sono degli episodi che appaiono più leggendari che storici. E invece sono successi proprio così come ci vengono tramandati.

Il 26 luglio del 1946 si svolse la registrazione più drammatica della storia del jazz. Il solo racconto di quella seduta valse un premio letterario a Elliott Grennard il giornalista che vi assistette e che la descrisse in una novella. Parker era in uno stato pietoso, visibilmente sofferente, a stento il gruppo riusciva a terminare i brani e con risultati mediocri, il medico che gli era stato imposto in sala di incisione aveva cercato di sollevarne lo stato senza riuscirvi. Tutti volevano sospendere la seduta ma il sassofonista insistette per registrare “Lover man”. Così il piano cominciò, ma Chalie Parker sembrava dimentico del fatto che toccasse suonare anche a lui, rimaneva lì in attesa.

Ad un certo punto suonò: tutto il dolore che attanagliava la sua anima era nell’ancia del sax. I suoi incubi, le umiliazioni, le sconfitte; tutto in quei pochi minuti. Alla fine non c’era più niente da dire, nessuno aveva il coraggio di alzare gli occhi, rimaneva solo lo spazio per la commozione. Ancora una volta Charlie Parker aveva esagerato, aveva portato al limite la musica come forma di comunicazione e aveva parlato di sé nel modo più diretto possibile, da anima a anima.

Lo stesso Ross Russell patron della Dial per cui incideva il jazzman in quel periodo, era in dubbio se pubblicarla o no. Fino a che punto abbiamo diritto di frugare nell’intimo dell’artista? Anche se lui per un momento si dona, possiamo carpire quel momento e metterlo a disposizione di tutti per sempre?.

Parker non perdonò mai Russell per quella pubblicazione, perché da un punto di vista tecnico era pessima. Agli errori del leader va ad aggiungersi un accompagnamento quasi attonito del restante quartetto. Charlie ricevette soddisfazione 5 anni dopo quando ne incise un’altra versione con la stessa strumentazione ma con degli autentici assi. Sul suo fondamentale “Jazz” Arrigo Polillo scrisse: “…Ma la seconda esecuzione, tecnicamente corretta, non è paragonabile alla prima; fallosa, certo, ma carica di pathos, addirittura straziante. Un deforme capolavoro del jazz.”

Qui le trovate entrambe. Attenzione però, non mettetevi a tavolino a fare i confronti, non cercate il brano per un veloce strapazzamento di cuore, non funzionerà. La vera “Lover man” vi si svelerà senza preavviso. Magari la prima, magari la quinta volta che l’ascoltate, magari mai.

“Ballads” si intitola questa raccolta di ballate appunto, e fa parte della collana “Jazz reference” della Dreyfus jazz. All’interno del CD, incisioni degne di nota all’epoca uscite per la Dial, qualche traccia dal vivo, e altre forse meno pregiate, soprattutto quelle con orchestre che abbondano di archi per la Mercury. In queste è impressionante vedere come spesso la parte del sax risulti fresca e attuale in contrapposizione con l’orchestra irrimediabilmente databile. Interessante pure “Ballade” scritta a quattro mani con Coleman Hawkins e con lui interpretata. Diversissimi i due stili: quasi ruffiano il tenore di Hawkins, impervio e cristallino l’alto di Parker.

I tecnici del remastering hanno fatto del loro meglio, solo che in alcuni brani si fa veramente difficoltà a seguire una linea di basso o a capire cosa percuote il batterista.

Si può anche fare a meno di un CD tematico come questo, ma non sono molti i musicisti che hanno cambiato il corso della musica. Davvero, non sono molti.