Phantomatica “Look closer”, recensione

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Dietro all’ottima cover art di Alessandro Nardi si cela un debutto disorientante, in cui le luci e le ombre della qualità espositiva si armonizzano a generi di riferimento distinti, ma al contempo legati alla forma più estesa del rock. Ispirati dal grunge, attirati dalla psichedelia e legati alla nuova concezione dell’alternative rock, i Phantomatica arrivano a finalizzare un album pronto a rifuggire da catalogazione e identità.

Pertanto, la band di Civitavecchia si veste da quartetto per dare alito ad una tracklist da assaporare lentamente, in cui entrare in punta di piedi osservando ed ascoltando attentivamente non solo i molti pregi, ma anche gli spazi perfettibili di un album non così immediato.

La necessità di “osservare da vicino” le composizioni ha inizio attraverso le note grunge di Drop it , pronta a correre verso l’inattesa delicatezza narrativa di Impossible possibility intercalata tra vintage pop rock e alternative rock cantautorale. Piccoli chorus armonici che vanno ad abbracciarsi con il suono pulito della sei corde per poi lasciare spazio alla linea vocale che a tratti ci riporta ai Marcy Playground, pronti a ritornare in maniera più marcata in Bittersweet pain, di certo una delle tracce più interessanti dell’album.

D’altro canto l’aria electro-pop convince sin da subito con i filtri di Phony Tail, pronta a rivedere in itinere un andamento originale, qui coadiuvato da un esteso spettro cromatico definito dalla linea vocale. Un’impostazione non troppo distante dai Grandaddy di The Sophtware Slump, che non sorprende quanto l’andante rock di Bittersweet pleasure, in grado di alimentare intuizioni brit, arricchendo le trame con cambi emozionali e direttivi. Un andamento ciclotimico in cui alti e bassi definiscono il carattere della traccia pronta a dare risalto allo sdoppiamento di vocalità in Nosedive, in cui la minimale distorsione funge da trampolino alla narrazione, mediante sensazioni new wave indissolubilmente legati ad una batteria anni’80. Le emozioni intense e granulari di Mr.Nobody ci conducono poi verso la terminale I’m not the only one, che ci trascina verso il mondo Strokes e Franz Ferdinand, attraverso una sonorità radiofonica che va a confermare le buone intenzioni della band, trainata da giochi easy e blandi sperimentalismi che riescono a integrare buone sonorità…forse ancora acerbe, ma di certo promettenti.

Tracklist:

1. Drop It

2. Impossible Possibility

3. Revelation

4. Phony Tail

5. Bittersweet Pain

6. Bittersweet Pleasure

7. Sailor

8. Nosedive

9. Mr. Nobody

10. I’m Not The Only One