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The Divine Comedy copertina dell'album Regeneration
Artista/Gruppo: The Divine Comedy
  Titolo album: Regeneration  
  Etichetta: Emi  
  Web site: www.thedivinecomedy.com  
Recensore: Pier Luigi Zanzi

© Pier Luigi Zanzi per http://www.music-on-tnt.com

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CD offerto da Pink Moon

Nel Hannon, voce della band e titolare di tutti gli 11 brani del CD, è uno che di pop ne ha sentito parecchio e ne capisce anche abbastanza, viste le canzoni di questo Regeneration. Il nuovo brit-pop (ma i nuovi venti pop devono sempre venire dalla brit? incredibile…) sta partorendo qualche buona idea, ma i Divine Comedy stanno diventando qualcosa di più di un’idea; il CD non mi convince completamente, ma ha dei momenti straordinari.

La partenza è affidata a una sequenza micidiale di tre semi-capolavori in grado di fulminare molti amanti del pop. Timestretched è una splendida ballata acustica, con le chitarre in primo piano, che mi riporta alle atmosfere vissute qualche mese fa con i Mongolfier Brothers e qualche decennio fa con Tim Buckley o Pink Floyd; bella davvero, con l’aggiunta di una produzione attenta e curata.

Red ambassador strizza l’occhio al rock ma si permette, nel ritornello, perfino un retrogusto velato di Supertramp (e ce ne vuole di bravura!). Una batteria elettronica tranquilla ed elegante annuncia quello che, se gli XTC non faranno uscire niente nel 2001, si candida seriamente come masterpiece pop del 2001, con un titolo che promette bene: Perfect lovesong. 3 minuti e 10 secondi che secondo me chi ama la forma canzone deve ascoltare.

Il resto del CD porta con sé quello che forse è il difetto di questo New Acoustic Movement di cui i Divine Comedy fanno un po’ parte: una vena malinconica che, se non supportata adeguatamente a livello poetico (nelle liriche, nelle melodie, nelle armonie e nella voce, perché i bei suoni e le chitarre non sono tutto nella vita), alla lunga risulta un po’ monotona, almeno per colui che vi scrive e che anche per questo motivo si è beccato alcuni insulti nella mail box relativamente al suo giudizio sui Coldplay.

Niente di brutto, comunque; casomai i soliti riferimenti al passato che fanno capolino un po’ dappertutto, l’importanza di avere un produttore come Nigel Godrich – leggi Radiohead - e la sensazione che, in fondo, mettere in fila i primi tre brani di questo CD è già un’impresa che riesce davvero a pochi.

Insomma, complessivamente un buon CD, composto da 8 brani ben fatti che non sempre brillano per freschezza e creatività, 2 grandi canzoni e una Perfect lovesong di cui sono perdutamente innamorato.