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Alexander Robotnick
Artista/Gruppo: Alexander Robotnick
  Titolo album: Oh no...Robotnick!  
  Etichetta: Hot Elephant Music  
  Web site: www.robotnick.it  
Recensore: Lucio Cadeddu

2003 © Lucio Cadeddu per http://www.music-on-tnt.com

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Esattamente 20 anni dopo, l'electro-pop di Maurizio Dami è tornato!
Alexander Robotnick (a.k.a Maurizio Dami) è un artista non certo di primo pelo, uno di quelli spuntati come funghi sull'onda della moda electro-funk/techno. Le sue origini sono infatti da far risalire a tempi piuttosto lontani, inizio anni '80, quando la sua Musica richiamava quella dei grandi Kraftwerk, band culto tedesca che influenzò e continua ad influenzare intere generazioni di musicisti, in tutti i generi musicali, dall'hip-hop al trip-hop alla techno più metallica. Robotnick stesso ha contribuito allo sviluppo di quel filone noto come "House Music".

Il percorso musicale di Maurizio Dami è stato tuttavia piuttosto articolato ed ha compreso numerose collaborazioni in progetti anche molto diversi, la maggior parte incentrati intorno ai temi della World Music. Di recente ha fondato la propria etichetta discografica (la Hot Elephant Music) e, in un certo senso, questo "Oh no...Robotnick!" è un ritorno alle origini, a quei suoni che segnarono i suoi esordi discografici.

A voler semplificare all'estremo, e banalizzando molto, posso dire che la Musica di Robotnick si ispira molto all'ultimo periodo dei Kraftwerk, quello di "I Robot" per capirci. Suoni sintetici, ritmi da drum-machine, testi essenziali, ripetuti con toni ossessivi, questi gli ingredienti base per la ricetta Robotnick. Ad un ascolto frettoloso si sarebbe portati a banalizzare definendo questa Musica ottima come colonna sonora per videogiochi, un po' come molti avevano fatto con gli stessi Kraftwerk, prendendo sottogamba un movimento musical-culturale che ha influenzato intere generazioni di artisti. E' necessario, dunque, soffermarsi un po' di più, andare al di là dei suoni volutamente scarni ed essenziali e cercare di entrare nel mondo musicale creato da Alexander Robotnick.
A mio parere, più che sui suoni o sui testi, occorre soffermarsi sulle atmosfere ricreate, immagini perfette per una società moderna dove l'alienazione fa da leit-motiv per tantissime esistenze grigie. Una certa sottile linea oscura attraversa tutte le tracce, una sorta di malessere profondo che caratterizza la vita moderna, scossa da problemi di comunicazione, di alienazione e violenza - sia privata che pubblica.
Di "Oh no...Robotnick!" mi hanno particolarmente colpito la traccia d'apertura, "Strobo 122", realizzata con la strumentazione "vintage" utilizzata da Robotnick nel 1983, "Shout" e "Blue electric lines". In generale, la qualità delle tracce è molto omogenea, si tratta di 10 brani capaci di vivere di vita propria e non inseriti nel CD giusto per arrivare ai 40 minuti d'ordinanza.

In definitiva, una sorta di ritorno al passato questo "Oh no...Robotnick!"...appena messo in play il CD mi sono sentito ringiovanire di 20 anni, quando questi suoni, probabilmente più grezzi ed ingenui, cominciavano a muovere i primi, timidi passi. Chissà, forse questo è il "lavoro" completo che Dami ha sempre voluto realizzare e non ha mai realizzato, sogno reso possibile oggi grazie alla sua label Hot Elephant Music.
Se non disgegnate le sonorità electro di quegli anni, trattate alla maniera più moderna, questo disco non deve mancare nella vostra discografia. Se volete semplicemente capire come certi fenomeni sono nati, in base a quali influenze, oltre a questo "new revival" di Robotnick vi consiglio almeno 3 dischi dei Kraftwerk ("Radio Activity", "Trans Europe Express" e "Ralf & Florian") e qualcosa, a vostra scelta, dal vasto repertorio dei Depeche Mode, diciamo almeno i primi tre dischi di questa band oggi osannata.

Credo che Maurizio Dami meriti un plauso sincero, oltre che per le sue capacità artistiche, anche per il coraggio nel mettersi in discussione e confrontarsi così apertamente e senza veli col suo passato.