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Immagine di copertina
Artista/Gruppo: The Montgolfier Brothers
  Titolo album: Seventeen stars  
  Etichetta: 2001, Poptones  
  Web site: www.poptones.co.uk  
Recensore: Pier Luigi Zanzi

© Pier Luigi Zanzi per http://www.music-on-tnt.com

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CD fornito gratuitamente da Pink Moon

Un'occasione, ecco cosa.

Al solito negozio di dischi, nella solita zona delle novità, è la grafica molto pop la prima cosa che mi colpisce. Poi il nome -dove li ho sentiti nominare? non ricordo- e quindi, alla mia domanda ai cari ragazzi dietro al banco su che roba fosse, la rassicurante espressione di Stefano e una risposta tipo "un po' cantata, un po' strumentale, tranquilla".

Mi fido (sempre o quasi) di Stefano: vado. Poi il ritorno a casa, l'iniziale difficoltà a leggere l'interno del CD coi suoi caratteri tondeggianti e troppo sottili per il mio astigmatismo e per il mio nistagmo, e da qui l'intuizione: stavolta riesco a sentire un disco non solo senza preconcetti, che sarebbe già una conquista, ma proprio senza sapere nulla degli autori, del contenuto… nulla di nulla:-))).

Un'occasione, ecco cosa.

Inizio ad ascoltare: il primo brano è strumentale, in pratica un giro di accordi arpeggiati con la chitarra acustica, con la nota bassa ferma sulla tonalità principale (cosa che viene utilizzata qua e là anche nel seguito del CD). E' musica tranquillizzante per davvero, di quelle che di solito mettono anche un po' di tristezza a chi ama solo musica vivace. I suoni del disco, molto belli e avvolgenti senza perdersi nell'elettronica, sono piuttosto omogenei per tutti i 42 minuti, ma non annoiano (non me, almeno). Non c'è quasi mai batteria e le canzoni si affidano, in varie combinazioni, a chitarra, piano e synth molto sobri per i timbri e presenza.

Per fortuna il gioco di "chi mi ricordano" scatta molto avanti, quando sono già dentro il CD come fosse un bosco. Devo dire che, anche se non è il genere di musica che ascolto più spesso, sono affascinato e catturato da questo modo semplice di arrangiare e costruire il mondo musicale in cui questi brani portano. Poi penso anche qui a un nuovo caso di cercatori della melodia perfetta (Belle & Sebastian, Eels e altri), e immagino anche che, per la costruzione e la ricerca melodica più che per il risultato finale, sia un disco che può piacere a chi ama Michael Nyman.

Melodie belle e non indimenticabili, un volume costante e non monotono, iterazioni semplici e curate, una voce chiara e lenta, tutti piccolissimi contrasti che realizzano un equilibrio finale di tenue solidità, o di compatta leggerezza.
Il CD si chiude in modo simile a come si era aperto, e mi lascia anche un vago retrogusto di Nick Drake. Poi, solo poi, vado a vedere il sito della casa discografica e scopro che il riferimento indicato non è Nick Drake, ma Ian Curtis.

Ho sbagliato suicida :-0.

Spero non sia troppo demotivante per l'acquisto, perché è davvero un bel CD.