Shank, sound of infected cd cover Artista: Shank
Titolo: Sound of infected
Label: Full blast record
Web site: www.shank.it
Codice: ----
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 18/12/2005
Copyright: Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com

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Arrivano dal Salento per portare ai vostri padiglioni auricolari, la rabbia e la desolazione dell’anima, che vive all’interno della cupa copertina, grigia come quelle sonorità molto ben curate e limpide nella loro realizzazione.

L’incipit di “Sounds of the infected” riesce immediatamente a far capire le potenzialità della band: vocalità sicura e pulita, e cambi di direzione dettati dal bravo Massimo Nocco alla batteria, presente sin dagli albori degli Shank.

La lettura di questo disco non è difficile come quella dei bravi Sudden Death,( tanto da rimanere nell’orbita Kickagency) ma non per questo si ricade nella banalità o nel tedioso easy listening. La varietà sonica contenuta in quest’opera, supportata dalla distro-label Full Blast mescola dosi abbondanti di Metal, Hardcore, Nu metal, Hip pop di cui perfetta sintesi sembra essere la trainante “Ending move 555”, che porta con se tutti gli ingredienti della funzionale ricetta nascente da un curriculum vitae di incredibile caratura. Infatti, nel passato recente della band si possono leggere incontri con gruppi del calibro di Linea 77, Sepultura, Shandon, Prozac + e molti altri.

Tra i brani più riusciti, anche se, come a volte accade ho avuto difficoltà a scegliere, emerge la travagliata e cupa “No cure (for my nausea)”, palesemente vicina sia all’industrial metal anni 90, sia ai Faith no more di Mike Patton. Degna di nota è anche la sorprendente “(That’s) My way” che tra le graffianti chitarre slayeriane e i samples loopati, affiora l’incantevole voce di Valentina Grande dei Soul Bossa Quintet, capace di ricrerare una sorprendente enclave di Bossa Nova, districandosi nel labirinto di riff taglienti, che lasciano aria solo per pochi secondi. Insomma questo disco è un Disco! Non diluito nella durata, non ripetitivo, ma sopratutto un lavoro che porta con sé buone idee e una dose abbondante di talento, espresso da una band che ha in Moscatelli una punta di diamante che poco a da invidiare anche a Phil Anselmo.

Per conoscere meglio gli Shank e il loro lavoro, come ultimamente accade uniamo alla recensione, una breve ed interessante intervista che la band ha concesso a noi di Music-on-tnt.

1 Il dizionario Garzanti traduce la parola Shank con il corrispettivo italiano "stinco”..è la giusta traduzione di ciò che era la vostra idea?

Andrea: Beh, come abbiamo già detto più volte, non siamo degli stinchi di santo! (hahaha...adesso potete uccidermi) In realtà il nome ci è piaciuto più per il suo suono che per il suo significato: breve, conciso, rimane in testa e ricorda il rumore di un corpo umano che incontra un'accetta a velocità sostenuta!

2 La cover del vostro cd rappresenta un’inquietante desolazione, quale era il vostro intento?

L'autore della foto è il nostro ex-bassista. L’immagine si adattava benissimo alla volontà di rappresentare la desolata inquietudine che fa da sfondo alle nostre vite e alle atmosfere delle nostre canzoni e dei testi. Se a te ha dato quest’impressione vuol dire che ci siamo riusciti!

3 Il Salento in questi ultimi anni sta sfornando band di qualità, non solo all’interno dello showbiz, ma anche a livello di realtà maggiormente underground. Quale secondo voi la miccia che ha portato a tutto questo?

Mmmmhhh... beh, Lecce è una città come tante altre, forse sfavorita dalla posizione geografica e da un certo provincialismo musicale, ma qui da noi i buoni gruppi ci sono sempre stati, e c'è sempre stato qualcuno che, anche in periodi segnati dal disinteresse generale, ha portato avanti la passione per la musica... da fuori se ne stanno accorgendo solo da pochi anni, prima coi sud sound system, ora con la pizzica e i negramaro per quanto riguarda le cose più mainstream, ma l'underground salentino può contare su molti ottimi gruppi. Comunque, diciamo che secondo me a noi e ai gruppi come il nostro il successo dei nomi "grossi" non credo che cambierà la vita...

4 Il vostro mondo si è incrociato con quello di Linea 77, Extrema e Sepultura. Cosa portate con voi di queste esperienze?

Bei ricordi e molte cose imparate su come funzionano le cose a livelli più alti del concertino nel pub o nel centro sociale, che sono tuttora la nostra dimensione live principale. In realtà non ci sono stati contatti umani approfonditi con i gruppi citati, a parte l'ovvia richiesta di autografi ai Sepultura e qualche chiacchiera al volo con gli altri, ma credo che siano tre ottimi esempi di gente che è andata avanti con perseveranza e credendo fermamente nelle proprie possibilità e nelle propria musica.

5 Dopo i vari mutamenti di line up, come sono cambiati gli Shank?

Siamo cambiati un sacco! Già da prima dell'ingresso in formazione dei nuovi componenti c'era un'evoluzione in atto, ma questo ha ovviamente accelerato le cose. Diciamo che rispetto al CD abbiamo dato una sterzata verso pezzi da un lato più diretti e concisi, ma sempre con un ottica crossover genuina e ante litteram, cioè come volontà di superamento dei canoni musicali del metal, o dell'hardcore o di che altro. Se da una parte la voce tende sempre più alla melodia, dall'altra le chitarre toccano opposti estremi - l'ultrasmielato quasi indie rock-emo da una parte e la brutalità quasi death metal dall'altra - che finora non avevano toccato, e in tutto ciò la sezione ritmica (massimo e luigi) si sbizzarrisce in soluzioni sempre meno ortodosse... appena riusciremo a registrare i pezzi nuovi ne sentirete delle belle!

6  Se doveste pensare al titolo di una canzone che meglio descriva il vostro momento artistico, quale scegliereste?

“No cure for my nausea”: il disagio è un potente motore della creatività e della necessità di esprimersi, soprattutto se è cronico... poi in quest’ultimo periodo siamo stati molto critici con noi stessi, anche a costo di occasionali scazzi, su varie questioni che ci stanno a cuore e che dobbiamo cercare di focalizzare bene per riuscire ad andare avanti e a raggiungere obiettivi più grandi di quelli a cui siamo arrivati finora…

7 Nella canzone “(that’s) my way” l’ospitata di Valentina Grande a mio avviso regala una maggiore incisività ed originalità al brano. Come è nata la vostra collaborazione? Avete mai preso in considerazione di implementare nella band una back voice femminile sulla falsa riga di Evanescence e 99 posse?

Anche secondo noi la scelta di questa collaborazione si è rivelata vincente. La collaborazione è nata perché cercavamo una voce femminile per lo stacco bossa del pezzo, che eseguivamo già da tempo, e visto che conoscevamo Valentina le abbiamo chiesto di cantare su quel pezzo e lei ha accettato. Riguardo all’inserimento di voci femminili in pianta stabile… mmmhhh… no!

8 …e se domani arrivasse una etichetta che vi offrisse soldi a palate in cambio di un sound più melodico…?

Credo che quest’etichetta farebbe meno fatica a cercarsi un gruppo che faccia già quanto richiesto: anche volendo, noi non saremmo capaci di suonare più melodico di così, ammesso che ne avessimo la voglia! Grazie per l’intervista e se chi legge ne vuole sapere di più su di noi può visitare www