Simple Minds Black & White cd cover. Artista/Gruppo: Simple Minds
Titolo: Black & White 050505
Etichetta: ------
Web site: www.simpleminds.com
Codice: ------
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 13/11/2005
Copyright: Giuseppe Moro per Music on Tnt

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Chissirivede!!!

In realtà non sono mai spariti del tutto, ma mentre fino ad oggi trattavasi di riedizioni nostalgia ora  la combriccola del Kerr ha un lavoro tutto nuovo (un po’ come hanno fatto i Duran Duran, facendosi amare anche dalle figlie delle loro fan) che suona nuovo.

Perlomeno alle orecchie più giovani.

Per gli altri un po’ meno, questioni anagrafiche, che volete farci? Nei casi degli artisti che “a volte ritornano” il rischio concreto è che, come in un film George Romero, questi siano davvero dei morti viventi, senza nulla da dire, caricature tristi dei bei tempi che furono. “Black & White 050505” nei suoi avari 9 brani invece li consegna pimpanti, saltanti e cantanti come se niente fosse. Si, certo, sono imbolsiti nell’aspetto (specie Charles Burchill che si avvia ad essere un secondo David Gilmore) eppure Jim Kerr pur senza tutta la capigliatura che fece proseliti tra tanti  new wavers (un must, insieme alla “fontana” scomposta di Robert Smith dei Cure), la biacca in faccia e il nero sul contorno occhi ha ancora carisma. Ma soprattutto, ed è per questo che siamo qui a trattarne, gli scozzesi compongono e suonano ancora piuttosto bene. Anzi, crepi l’avarizia nei commenti, lo fanno molto meglio che non negli ultimi dischi (periodo “Alive and Kicking” per capirci) che a partire dall’hit “Don’t You (forget about me)” scritta per Billy Idol e poi a loro ceduta sono stati uno più insipido dell’altro.

Qui, pur senza raggiungere l’innovazione che fu delle prime prove, del capolavoro “New Gold Dream” siamo almeno ai livelli di “Once Upon a Time”. E oltre. Intanto rispetto a molte produzioni del passato suona, in senso tecnico, meglio (anche perché peggio è difficile…)  e quindi si gode di più. C’è, come i dischi dell’ultima loro fase, qualche buco, cioè brani che sono messi  lì a far numero, quasi un superfluo contorno ad alcune perle davvero impagabili. Ma nel complesso “Black & White 050505” tira dritto senza grandi inciampi.

Le arie sono quelle grossomodo conosciute, con la voce un po’ epica un po’ suadente di Kerr, echi  e riverberi, flanger ed effetti nella chitarra, elaborate alchimie, visioni,  incontri di suoni in volo. Senza banalizzare però. Senza farsi il verso però. Il singolo “Home” è la più classica delle canzoni degli uomini di Glasgow, sorta di “Glittering Prize” per il Duemila con voce sospirosa ma ferma, riff di chitarra fulminante e intrecci strumentali.

Sulla stessa falsariga anche “Underneath The Ice”, ballata sentimentalona, con le tastiere protagoniste della scena e che potrebbe essere un secondo singolo che straccia e “Different World”, piano, elettroniche e dinamica in crescendo per un pezzo dedicato da Kerr alla “sua” Taormina. Appena più standard “The Jeweller part 2”  (brano misterioso edito/non edito e poi presente nel celebrativo cofanetto “Silver Box”), la scontata “Stranger” e “A Life Shot In Black & White” a mezzo tra Bowie e i Roxy Music messa un attimo prima del pezzo più bello dell’album, “Dolphins”, inizio in dolce sordina, di atmosfere rarefatte ed archi (vabbè, quello che sono, campionamenti, ma non cambia) che poi lasciano spazio a pieni orchestrali di tastiere dall’incedere possente. Fosse un brano ripreso dai vecchi dischi non farebbe poi troppa meraviglia. Invece è tutto nuovo. Un altro piccolo classico del loro stile. Ovvio che manca Michael McNeil ai tasti bianchi e neri che portava più di un contributo (andò via perché non condivideva le ultime scelte della band ma oggi, res sic stantibus, potrebbe farci un pensierino) e che ancora siamo lontani da un nuovo sogno aureo ma la forza evocativa della band, presa nel luccichio dei brani migliori, è ancora tutta intatta.

E hanno mestiere a sufficienza. Quindi attenzione.


Eccoci alle conclusioni e alle considerazioni. L’eredità degli anni Ottanta è ancora indivisa per almeno due ragioni:

  1. i presunti eredi devono ancora fornire ampie certificazioni della legittima discendenza ma soprattutto 
  2. non si trova il testamento e forse non è stato ancora  redatto visto che i padri sono così duri a morire (si pensi anche a U2, Depeche Mode, Tears For Fears, New Order…).
Anzi se continuano così assisteranno da spettatori  a molti altri funerali.