Antonin Dvorak cover del cd della sinfonia numero 9 Artista/Gruppo: Antonín Dvořák
Titolo: Sinfonia numero 9 "Dal nuovo mondo"
Etichetta: www.deutschegrammophon.com
Collana: Il palpito dell'universo [qui maggiori info]
Periodo: Il secondo ottocento.
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 03/02/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Antonín Dvořák nacque in un paese della Boemia nel 1841 e morì a Praga nel 1904. Figlio di un oste di campagna ricevette i primi insegnamenti dal padre, musicista dilettante, e si dimostrò tanto predisposto all’apprendimento della musica che nel 1857, con non pochi sacrifici e grazie all’intervento di uno zio, fu avviato alla scuola organistica di Praga. Fu l’inizio di una carriera che l’avrebbe portato a diventare famoso in tutto il mondo. Importanti furono i suoi spostamenti, soprattutto la trasferta negli Stati Uniti, dove, dal 1892 al 1895 fu direttore del Conservatorio di New York.

Da sempre molto attento alle tradizioni musicali popolari, durante il periodo trascorso negli Stati Uniti, Dvořák compì diversi viaggi, da cui ricavò forti impressioni ascoltando la musica dei neri e soprattutto quella degli indiani. Impressioni che trasfuse, pur senza citare direttamente alcuna melodia, nella sua ultima sinfonia, la nona: “Dal Nuovo Mondo”, la sua composizione più famosa. Un’opera che a me piace immaginare come una specie di viaggio in canoa lungo i fiumi d’America tra vegetazione lussureggiante, ritmi di tamburi e praterie immense, dove pascolano mandrie sterminate.

Al di là delle immagini, possiamo certamente affermare che Dvořák, al culmine della propria esperienza, ci ha regalato una delle ultime grandi opere sinfoniche del suo secolo. E il “suo secolo” è l’Ottocento. Si tratta, cioè, di una composizione legata alla grande tradizione sinfonica, che non contiene quel germe della rottura con il passato ravvisabile, ad esempio, in opere coeve, come le prime due sinfonie di Mahler o il Prélude à l’après midi d’un faune di Debussy che, possiamo dire, guardano già verso il nuovo secolo.

La sinfonia, la cui prima esecuzione avvenne il 15 dicembre 1893 alla Carnegie Hall di New York, è strutturata nei quattro movimenti tipici di questa forma musicale. I tempi sono:

  1. Adagio–Allegro molto,
  2. Largo,
  3. Scherzo-Molto vivace,
  4. Allegro con fuoco.

Interessante lo sviluppo tematico: fin dal primo movimento il compositore individua un elemento unificante costituito da una frase dei corni a cui danno risposta i clarinetti e l’oboe. Questo tema, secondo un procedimento che ricorda quello seguito da Beethoven nella quinta sinfonia (1808) e da Cesar Franck nella Sinfonia in re minore (1888), si riproporrà in maniera più o meno esplicita lungo tutto il percorso della sinfonia dandole un’impronta monolitica assai coinvolgente.

Il secondo movimento, “Largo”, contiene un tema cantabile che costituisce uno dei momenti più ispirati dell’intera sinfonia; mentre assai ricco di rimandi tematici al primo ed anche al secondo movimento è, in particolare, l’Allegro con fuoco finale, il brano che conclude, con ritmi travolgenti, questa composizione certamente da annoverare tra le più conosciute pagine sinfoniche dell’intero repertorio della musica colta occidentale.

E a proposito del fatto che la sinfonia è molto più conosciuta di quanto non si creda, c’è da sottolineare che questo lavoro si è tanto radicato nella quotidianità da costituire per chi l’affronta per la prima volta, oggetto di continua sorpresa. Si prenda, per esempio, il tema del secondo movimento, si scoprirà che è stato così sfruttato dal mondo della comunicazione da essere, credo, penetrato nel DNA del Novecento. Chi crede di non averlo mai ascoltato prima, scoprirà di averlo in realtà incontrato, magari senza farci troppo caso, decine di volte nelle occasioni più disparate: in colonne sonore di film, nella pubblicità, a commento musicale di documentari …

Vorrei terminare con una curiosità. Questa, che è la nona sinfonia di Dvořák, è stata conosciuta a lungo come quinta sinfonia in quanto le prime quattro, che l’autore non aveva mai pubblicato, erano state dimenticate. Ancor oggi capita di leggere sulle copertine dei dischi: Sinfonia numero 5(9) “Dal nuovo mondo”.

Quanto alle edizioni discografiche, pur di fronte ad un catalogo imponente che comprende praticamente tutti i grandi direttori, da Colin Davis a Charles Mackerras, a Bruno Walter, Ferenc Fricsay, Rudolf Kempe, Claudio Abbado, Antal Dorati, Eugene Ormandy, Herbert von Karajan e chissà quanti altri, io non mi discosterei, almeno per cominciare, dalla edizione classica di Rafael Kubelik che, per altro, è attualmente disponibile nella serie a medio prezzo della DG: The Originals.