Soft Machine cover del CD Live in Zaandam Artista/Gruppo: Soft Machine
Titolo: Live in Zaandam
Etichetta: Moonjune
Web site: www.moonjunerecords.com
Recensore: Pier Luigi Zanzi
Pubb. il: 12/02/2006
Copyright: Pier Luigi Zanzi per www.music-on-tnt.com

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Sono tornati i Soft Machine.

Non è la prima volta, ma sono tornati ancora. Per chi non sapesse nulla di costoro, i Soft Machine sono uno dei gruppi di punta (per alcuni sono "il" gruppo di punta) della cosiddetta scuola di Canterbury, che tra la fine degli anni '60 e linizio dei '70 ha prodotto un progressive rock piuttosto distante dalle altre forme del genere che sempre in Inghilterra avevano trovato terreno fertile. le derivazioni quasi jazz di questa particolare corrente sono andate avanti nel tempo, e proprio dall'esperienza nei soft machine sono usciti nomi come quelli di Allan Holdsworth, Andy Summers o Robert Wyatt, ma anche Jack Bruce, David Allen, che poi proseguì "estremizzando" coi Gong, e perfino Jimi Hendrix, che suonò con la band nel 1968.

La band si è sciolta nel 1978, ed è passata attraverso numerose nuove formulazioni negli anni '80 e '90, fino alla recente reunion a nome Software nel 2002, con Holdsworth. Ora il "nostro" Leo Pavkovic pubblica, con un CD in edizione limitata, la registrazione di un concerto tenuto il 10 maggio 2005 dalla "Soft Machine Legacy", quartetto con gli "storici" Elton Dean ai sax e al Fender Rhodes, John Etheridge alle chitarre, Hugh Hopper al basso e John Marshall alla batteria. In 51 minuti e 6 brani c'è molto da ascoltare e, soprattutto, molto su cui riflettere riguardo al modo che in tanti hanno per definire "buono", "cattivo", "bravo", "non bravo" questo o quel disco, o questo e quel musicista.

La musica dei Soft Machine, il martchio di fabbrica, è presente anche in questo live che arriva pur sempre a più di 35 anni dalle prime cose che il gruppo ha suonato, quindi si può certamente dire di avere a che fare con un evento, perché si tratta comunque di gente che suona ancora assieme e lo fa con bei risultati, cancellando sospetti e scetticismi giustificati dal timore di un inutile e purtroppo diffuso "ritorno dei dinosauri". Atmosfere, eleganza formale e dinamismo non mancano a questi signori neanche ora che si sono fatti un po' attempati (la foto sul retro della copertina sembra ritrarre più che altro un simpatico gruppo di ex-pokeristi alla bruschettata del trentennale); i pezzi viaggiano tra sviluppi dei temi in assoli che, fossero vini, sarebbero da chiamare strutturati, con quell'approccio un po' intellettuale ma non tutto orientato al tecnicismo.

La componente che forse marca più di altre questo CD è nell'ascoltare genete che suona avendo contribuito nei decenni passati a ivnentare la fusion, e che quindi nel frattempo, secondo uno schema abusato e da rivedere, dovrebbe esser stata "scavalcata" dagli eventi, dalle nuove idee, dalla nuova musica. Prescindendo dal fatto che la nuova musica non brilla sempre di novità vera, qui viene forui soprattutto il fatto che quando c'è bella musica il concetto di vecchio e nuovo tende a scomparire; una musica ben fatta, ben composta, "ben" suonata (di questo parlo dopo) vive ben oltre i 2-3 anni al massimo che il mercato assegna e concede alle correnti musicali attualmente, e così un CD come questo suona attuale e vivo pur parlando un linguaggio in cui si riconoscono ben più che radici antiche.

La musica che ha seguito queste idee, e che di queste idee ha fatto nutrimento per sé stessa, ha sviluppato in altro modo il discorso, ha spinto la tecnica a livelli impressionanti (e qui non sono bassi) ma forse ha sviluppato questa parte più profondamente di quanto sia riuscita a fare sul piano compositivo e delle idee di base, della materia prima, che già in passato evidentemente è stata così abbondante da portare come conseguenza non solo la difficoltà a tirar fuori altrettanto, ma persino la possibilità di attingere e ispirarsi per un gran numero di lavori successivi. Quel che viene fuori ascoltando, in ogni caso, è questa curiosa differenza col presente, in un certo senso l'elemento più forte di distacco e differenziazione con la realtà odierna del jazz-rock, della musica "tosta": qui c'è meno precisione e più cuore. Non voglio dire né che i musicisti di oggi sono tutti robot -sarebbe falso in molti casi- né che i gruppi storici suonassero e suonino male -falsissimo-; dico solo che la differenza è chiaramente avvertibile, dico che la sbavatura di 4 centesimi di secondo qui si sente -e non pesa- e nei Dream Theater è sostanzialmente "assente per definizione". E' un approccio al far musica molto diverso, e né qui né altrove mi metterò a discuterne in termini di meglio o peggio, perché due cose diverse sono diverse e basta, e poi perché l'esito dei due approcci è comunque di valore. E' però molto interessante vedere come una generazione diversa di musicisti abbia interpretato la musica, anche quella "complessa", con uno stile diverso da quello attuale, lasciando a noi ascoltatori e appassionati la fortuna e l'occasione di poter apprezzare sia questo modo di suonare e portare avanti un brano, sia quel che già a partire dagli anni '70 (penso ad esempio alla Mahavishnu Orchestra) è stato una via diversa alla musica di qualità. Per qualcuno questo ha portato meno "cuore" nel suonare, ma come al solito qui a Music on TNT non crediamo nelle regole, nei dogmi, nelle sentenze "da esperti" che valgono per qualunque contesto... quindi penso sia più giusto e soprattutto più bello che ciascuno possa sentire che effetto fa la musica, tutta la musica, su di sé, e scegliere cosa sia per lui buono o meno buono, o magari scoprire che ci sono tanti modi di fare musica buona...

Gran bel disco, come sempre disponibile anche sul sito della Moonjune, a prezzo già ridotto di suo e in combinazione con altri lavori risparmiando ancor di più...