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Mike Stern copertina dell'album Play.
Artista/Gruppo: Mike Stern  
  Titolo album: Play  
  Etichetta: Atlantic Recording Corporation    
  Web site: www.mikestern.org   
Recensore: Sabino Monterisi

© Sabino Monterisi per http://www.music-on-tnt.com

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Un caloroso saluto a tutti i fruitori di questa splendida rivista musicale. Spero che abbiate trascorso buone vacanze di fine anno, ascoltando i tanti dischi ricevuti in regalo da amici, parenti, fidanzate/o/mogli/&/amanti, ecc. ecc.

Questa volta ci occupiamo di Play, opera di Mike Stern, musicista impegnato in ambito jazz, pregevole chitarrista nonché navigato improvvisatore, sposato con Leni, anche lei chitarrista (immaginate che famiglia e quale sarà la professione dei loro figli…).

La storia di Mike Stern assomiglia a quella dei musicisti di successo della sua età: nasce 50 anni fa a Boston, a 12 anni imbraccia la chitarra per emulare James Marshall Hendrix (per gli amici “Jimi”) e B. B. King, quindi, più tardi, decide (giustamente) di iscriversi al Berklee College of Music, dove approfondisce la conoscenza della musica jazz studiando con rinomati insegnanti, tra i quali Pat Metheny.

Dopo il College partecipa con numerosi esponenti del panorama musicale mondiale, tra i quali Billy Cobham, Blood Sweet & Tears, Miles Davis, Michael Brecker, Bob Berg (recentemente scomparso) e tanti altri. Dal novero delle collaborazioni citate è facile comprendere che si tratta di un musicista dalla personalità poliedrica, che fraseggia meravigliosamente interpretando al meglio lo spirito della musica che sta eseguendo, sia che si tratti di un contesto colto, d’atmosfera o più marcatamente rock. L’anima melodica di Mike Stern viene esaltata dallo stupendo suono della sua chitarra, a volte pulito, altre volte distorto, sapientemente utilizzato nei passaggi in forte perché pone in primo piano la sua consistente componente rock, apprezzata da più parti.

L’attento ascolto delle incisioni, evidenzia la sua voglia di improvvisazione: in “Jigsaw” (altra opera di Stern), infatti, alcuni brani, ad una spietata analisi tecnica dell’esecuzione, presentano alcuni errori (molto pochi, per la verità), indice che le esecuzioni, preparate a tavolino solamente per grandi linee, sono, per la gran parte, improvvisate in fase di registrazione. Nonostante alla musica (male) improvvisata prediliga la musica (bene) pensata, i solo improvvisati di Mike Stern hanno, a mio parere, un forte fascino, in quanto è tra i pochi chitarristi che, durante l’esecuzione, è in grado di “creare” nel senso proprio del termine, come sanno fare i sassofonisti, complice la loro tecnica esecutiva.

Veniamo all’oggetto della recensione. Play, almeno in parte, è sostanzialmente una collaborazione con altri due chitarristi di grosso calibro, John Scofield e Bill Frisell, traducendosi pertanto nell’esposizione di tre differenti interpretazioni del jazz contemporaneo, sempre più influenzato dalle contaminazioni degli altri generi musicali. Al trascinante lirismo di Mike Stern, evidente soprattutto nelle situazioni più rilassate, si contrappone, riconoscibilissimo, sia il sound di Scofield, il quale in molti momenti si diverte a fraseggiare, anzi “chiacchierare” con il suo strumento, sia quello di Frisell, allo stesso tempo acustico ed elettrico, dall’intenzione vagamente e piacevolmente sperimentale.

Come tutte le collaborazioni riuscite, Play è un’opera che pone in risalto il piacere di suonare ed il divertimento che traggono i musicisti dalla musica d’insieme. Il disco si compone di 10 brani, tra ballate melodiche (blue tone, all hearth, goin’ under) e moderne rivisitazioni del blues, che hanno l’effetto di far assumere al “genere padre” una forma più vicina al jazz, con atmosfere più tese (play, outta town, tipitina’s, link), o più rilassate (small world, frizz, big kids).

L’opera, che trabocca di idee melodiche veramente belle, presenta un sound generale molto gradevole, grazie anche al trascinante groove dell’affiatata band di Mike Stern, complice l’affiatata sezione ritmica col collaudato batterista Dennis Chambers. La fruibilità della musica proposta in Play e la poliedricità di Mike Stern fa sì che i brani in esso contenuti possano essere ascoltati ed apprezzati anche da chi, non avendo grande confidenza col jazz, è alla ricerca delle prime occasioni per potersi avvicinare a questo mondo musicale.

A questo punto le alternative sono due: o lo comprate, o lo acquistate. Come ulteriore alternativa potreste regalarvelo il prossimo Natale

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