Igor Stravinsky, la sagra della primavera. Artista/Gruppo: Igor Stravinsky
Titolo: La sagra della primavera
Etichetta: Varie
Collana: Il palpito dell'universo [qui maggiori info]
Periodo: Primo novecento
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 05/02/2006
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Nata negli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale, quelli della pittura cubista di Picasso e Braque, dell’impressionismo di Debussy, delle oscurità del Pierrot Lunaire di Schönberg, la “Sagra della primavera” è considerata uno dei massimi capolavori musicali del Novecento.

Certo che se è uno dei più conosciuti brani musicali secolo scorso il merito va anche alla vasta popolarità offertagli dal film a cartoni animati di Walt Disney: “Fantasia”, in cui, sotto la direzione di Leopold Stokovsky il brano fa da colonna sonora alla storia della giovinezza della Terra con quei vulcani ribollenti e quei terribili dinosauri che tanto ci hanno impressionato fin da bambini.

Stravinsky (1882, 1971), quando la scrisse, aveva in mente qualcosa di ancora più forte e meno rassicurante. “Quadri della Russia pagana” è il sottotitolo dell’opera. Nelle sue memorie il compositore indica con precisione quella che fu come una “apparizione”, un sogno in cui vide “lo spettacolo di un grande rito sacro pagano: i vecchi saggi seduti in cerchio che osservavano danzare fino alla morte una giovane fanciulla che essi sacrificavano per propiziarsi il dio della primavera”.

L’inquietante vicenda è presente nella successione delle scene in cui è ripartita la composizione che è suddivisa in due parti: “L’adorazione della terra” e “Il sacrificio” in una trama musicale dalle tinte “forti”, una orchestrazione selvaggia che muove grandi masse orchestrali a produrre sonorità mai udite prima.

Ciascuna delle due parti è costituita da una sezione introduttiva evocante, con sonorità misteriose e magiche, come la nota melodia per fagotto che introduce l’opera, il mondo pagano e primitivo fatto di riti orgiastici e di sacrifici umani. A ciascuna introduzione seguono giochi e danze rituali che culminano con momenti parossistici di straordinaria violenza sonora e concettuale, come nella “Danza Sacrificale”, che conclude l’opera, ed in cui la tensione è portata all’estremo per sciogliersi rapidamente attraverso un veloce passaggio dei flauti che indica il momento in cui la fanciulla cade al suolo sfinita e muore trasmettendo nuova linfa vitale alla Madre Terra.

Questa è la sequenza delle scene.

Prima parte: L’adorazione della terra.

  • Introduzione

  • Gli auguri primaverili – danze delle adolescenti

  • Gioco del rapimento

  • Danze primaverili

  • Gioco delle tribù rivali – corteo del saggio –adorazione della terra – il saggio

  • Danza della terra

Seconda parte: il sacrificio

  • Introduzione

  • Cerchi misteriosi delle adolescenti

  • Glorificazione dell’Eletta

  • Evocazione degli antenati

  • Azione rituale degli antenati

  • Danza sacrificale (l’Eletta)

Sembra di ripetere sempre le stesse cose, ma anche in questo caso la prima esecuzione di uno dei massimi capolavori della storia musicale del Novecento fu un sonoro insuccesso. La Sagra andò così ad ingrossare le fila dei capolavori accolti con indifferenza o con aperta ostilità insieme, tra gli altri a: Traviata, Norma, Madama Butterfly, Carmen…

La prima esecuzione avvenne il 29 maggio del 1913, l’esecuzione era in forma di balletto, l’impresario era il mitico Diaghilev, dirigeva Pièrre Monteux, le coreografie erano curate da una delle massime celebrità dell’epoca, il famosissimo ballerino Nijinsky. Quest’ultimo, imposto da Diaghiliev, per ragioni affettive che non è il caso di approfondire in questa sede, aveva predisposto una coreografia ricca di nudità e, a quanto pare, tutto sommato piuttosto debole, che irritò immediatamente il pubblico.

La brutalità della musica fece il resto: il senso di spaesamento determinato quel predominare ossessivo del ritmo sulla melodia, la novità assoluta della maggior parte delle soluzioni adottate, contribuì a spiazzare un pubblico abituato a coreografie estetizzanti e a melodie gradevoli.

L’atmosfera si fece subito ostile, il pubblico cominciò a rumoreggiare; fu uno dei più grandi scandali della storia della musica, Stravinsky non assistette all’intera rappresentazione, preferì andarsene alle prime contestazioni, convinto com’era che il problema non fosse della sua opera ma d’un insieme di fatti sfortunati.

Un anno dopo, in un’esecuzione concertistica diretta di nuovo dallo stesso Piérre Monteux, Stravinsky si prese la sua rivincita. Da allora la sua “Sagra” andò ad occupare il posto che le compete nella storia della Musica.

Moltissime anche in questo caso le edizioni discografiche degne di menzione, tra i grandi direttori vorrei citare: Bernstein, Boulez, autore di una versione fortemente analitica dal grande fascino, Ansermet, Abbado, lo stesso Stravinsky.