Suso copertina del cd. Artista/Gruppo: Suso
Titolo: Suso
Etichetta:

AKWABA records distribuzione Sony

Web site: ---
Codice: ---
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 17/04/2005
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

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“Il mio primo vero album, solo 2 anni, 12 brani, 13 persone…” così Susanna Colorni Vitale, in arte Suso, presenta la sua ultima fatica, figlia si un iter musicale di prestigio, che parte nel 1999, quando, assieme alla band dei Supermacanudo, vince la finale dell’accreditato Arezzo Wave. Così, come si è soliti affermare: chi ben comincia è a metà dell’opera. Senza dubbio, infatti, il terreno attorno all’emergente artista milanese, sembra essere fertile per un promettente futuro artistico. Nell’attesa di un sicuro avvenire, per ora rallegriamoci di poter parlare del primo album da solista di Suso. Dopo la partecipazione all’album “Danni collaterali” nel 2003, prodotto da Richy Gianco e Gianfranco Manfredi, Susanna inizia un intensa attività live che la porta a “Suso”. Le 12 tracks che la cantautrice propone raccolgono un amore incondizionato nei confronti del jazz e dell’elettronica alternativa, che riescono a mescolarsi in armonia, talvolta attraverso l’uso di partiture “pop” o arpeggi cantautoriali. Molti sono i generi musicali dai quali Susanna attinge, al fine di impreziosire questo suo primo curatissimo lavoro, che si cela dietro alla copertina magenta in cui metaforicamente si suggella un sentito abbraccio affettuoso con le sette note del pentagramma.

L’album raccoglie testi e musiche ben confezionate anche nei brani che appaiono più easy listening, come la trainante “Camera rosa”, scritta e suonata dall’ex Vallanzaska, Andrea Ricci, vero e proprio valore aggiunto del disco uscito per l’etichetta Akwaba. La canzone racconta in salsa pop la storia di una nevrosi compulsiva, derivante da un dolore mentale, che forse solo con la metaforica rivelazione di un falso se, attraverso la pittura rosa di una parete o un vestito di raso, si può riuscire a nascondere; una sofferenza resa però meno drammatica dal sound allegro, capace di realizzare un antitesi di contesti molto particolare. Seguendo la medesima scia sonica tra i brani più accattivanti troviamo “Int’o scuro”, cantata in dolce dialetto; track che tanto piacerebbe a Pino Daniele per quella voglia di energia delicata che si sprigiona dal ridondante riff e dal timido suono della tromba in nascosto overlay. Il sound alternative pop lascia il posto all’all'altro in “Stato fermo”, in cui, l’arrangiamento e la tromba free jazz di Pepe Ragonese, ricordano il mondo soft narrato dai La Cruz.

Di certo è ardua sentenza estrapolare i brani migliori dell’album, ma forse, ad un attenta valutazione, riescono ad emergere “Il pianista” e “Diluvio Universale”. La prima canzone, tanto poetica quanto onirica, indossa il miglior vestito jazz, e vive della splendida voce di Susanna, che a tratti sembra ricordare la bella Meg, uscita di recente dai 99 Posse. “Diluvio Universale”, che le ha valso il premio per la migliore interprete emergente al Mantova Musica Festival 2004, invece, porta con se un animo più cantautoriale, che strizza l’occhio alla sonorità tipica di Ani Di Franco.

Infine, per impreziosire il bello e promettente album, Suso ha deciso di rivisitare in una splendida versione di un classico degli anni ’60 “Una rotonda sul mare”, di Fred Buongusto, che anticipa la delicata “ Lui sparisce”, racconto che riprende le tematiche di una frustrante esistenza soffocata nelle sue parole, nei suoi tempi e nelle sue passioni, narrato da un sound che per le sue fasi più cupe non stonerebbe in un film di David Linch.