Marcus Miller - Tales cd cover. Artista/Gruppo: Marcus Miller
Titolo: Tales
Etichetta: Pra Records
Web site: www.prarecords.com
Codice: -----
Recensore: Sabino Monterisi
Pubb. il: 27/02/2005
Copyright: Sabino Monterisi per Music on Tnt

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Un saluto a tutti i lettori.

Tracciando a grandi linee bilanci esistenziali, più volte rimugino che se non avessi suonato la chitarra e avessi imparato a suonare il basso, oggi, con buone probabilità, mi troverei in qualche band di jazz rock come bassista. È chiara pertanto la mia grande ammirazione per questa categoria di musicisti, che forse più degli altri possono contribuire alla caratterizzazione del sound d’insieme.

Il basso elettrico è stato a lungo sottovalutato, troppe volte relegato al classico ruolo “sezione ritmica”, sconfinando in più casi nella monotonia (es. Deep Purple – smoke on the water). Dagli anni ’70 in poi ha conosciuto la necessaria crescita, anche e soprattutto grazie al talento di gente (uno per tutti Jaco Pastorius) che ha avuto il coraggio di proporre musica pensata per il basso. Fortunatamente, oggi esistono numerosi bassisti dalle capacità eccelse: uno di questi è il grande Marcus Miller, del quale ci occupiamo oggi del suo disco Tales.

Due righe sulla personalità di Miller.

Nato nel 1959 a Brooklin, grazie al padre (organista), impara a suonare i fiati (sax e clarino), la chitarra ed ovviamente il basso, che successivamente prediligerà rispetto agli altri. Quindi poco più che ventenne entra in contatto con uno dei suoi idoli (non solo il suo), il grande Miles Davis, col quale inizierà una proficua collaborazione, anche quale produttore in occasione di Tutu.

Per quanto concerne l’aspetto sonoro, il nostro si presenta con un suono importante: solido, profondo e brillante, adeguatamente sovradimensionato rispetto agli altri strumenti. Per la verità, quasi a compensare il predominio del basso rispetto alla sezione ritmica ed agli altri strumenti, nelle registrazioni di Miller vengono spesso dallo stesso programmate campionature di batteria e di percussioni, ivi comprese linee di sequencer.

Ora finalmente il disco.

Per la verità, ai primi ascolti di Tales sono rimasto perplesso: il disco viene presentato in maniera originalissima: in un crescendo d’atmosfera, di sentono le voci dei più grandi jazzisti (Duke Ellington, Lester Young, Miles Davis), mentre spiegano la loro concezione del blues, proseguendo quindi il crescendo con ritmi regolari, a tratti ossessivi, che scandiscono sinteticamente l’architettura armonica – melodica di tipo jazz – rock.

Essendo fautore della musica acustica ed ascoltando in questo disco ritmi quasi esclusivamente sintetici, non vi era perfetta corrispondenza col mio ideale di musica, ma, per la verità, ero sempre fortemente attratto dal suono e dallo stile di Miller tanto che, dopo un periodo di riflessione sulla sua musica e numerosi ascolti ho colto il suo spirito musicale. Al pari dei suoi grandi predecessori (Coltrane, Davis, Parker, ecc.) Miller non prosegue la tradizione, quella che lui suona è musica di rottura con il passato. I grandi del be – bop suonavano musica pensata per la razza afro – americana e che trovava inizialmente consensi dai soli neri, che quindi si prefiggevano l’obiettivo di separarsi dai bianchi, esercitando da parte loro una sorta di razzismo. Si ponevano quindi in antitesi con chi contribuiva all’evoluzione dello swing, “l’accomodante” musica suonata dai neri per i bianchi, un nome per tutti Luis Armstrong (chiamato “Luigi Braccioforte” in epoca fascista).

Con questa stessa filosofia, Miller suona musica assolutamente nera, contornata da tastiere, cori, voci e suoni vari dallo stile mutuato dal rap e dall’hip-hop, forse non tanto per farsi compiacere dai soli neri, quanto per porre in evidenza la grande ed innata capacità ritmica della razza afro – americana.

Ovviamente, date le premesse, Tales è un disco eccezionale, godibile e molto melodico, anche i suoi ritmi sintetici, il sequencer, i coretti, le voci dei jazzisti, ed il grande basso cantabile di Miller: tutto è perfettamente inquadrato ed ogni strumento, ogni suono ha la sua collocazione logica all’interno del brano. Miller, con il bagaglio tecnico – musicale che si ritrova, non si limita, né al basso né agli altri strumenti, ivi compreso un favoloso clarino basso che suona in maniera egregia.

A mio parere Tales potrebbe anche essere utilizzato come disco test per l’impianto e soprattutto per l’ambiente, avendo notato un’ottima focalizzazione delle singole componenti il sound generale e scendendo in frequenza il basso di Miller al limite dalla soglia udibile.

Marcus Miller è diventato il mio ideale di bassista, al punto da acquistare tutti i dischi che ha inciso in studio.