Air Walkie Talkie cd Cover Artista/Gruppo: Air
Titolo: Talkie Walkie
Etichetta: Astralwerks Records
Web site: www.astralwerks.com
Codice: ----
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 22/05/2004
Copyright: Giuseppe Moro per www.music-on-tnt.com

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Ah, douce France! Quella del lungo Senna e dei bistrots, dei ritrattisti e dei clochards, a mezzo tra maledetta e raffinata decadenza e grandeur sciovinista.

Epperò.

Quando ai cugini d’oltralpe gli salta il bizzo (e in tempi recenti salta loro sempre più spesso) c’è di che dire. Che nella techno da tempo siano diventati la sponda europea di tutto un movimento lo sapevamo, anzi già accennammo di questo su per questi fogli elettronici, e che fossero ambiziosi pure. Gli Air sono emanazione più o meno diretta del fermento e “Talkie Walkie” li pone all’attenzione anche dei media più distratti e modaioli.

“Cherry Blossom Girl”, fulminante nei suoi suoni riverberati, già si sente in sottofondo in qualche servizio televisivo con immagini al “ralenti”. Basta che qualcun altro dei dieci brani presenti (potrebbe essere l’ipnotica “Surfing on a rocket” o l’arrendevole “Alone in Kyoto” che è già nella s/t del nuovo film di Sofia Coppola, Lost in translation, tanto per dire) finisca in uno spot televisivo, destinazione quanto mai perfetta per le atmosfere in questione, perchè gli Air finiscano sulla bocca di tutti e nelle suonerie di altrettanti telefonini.

Ricordate gli Underworld?

E i Dandy Wahrol’s che sono stati riesumati due o tre volte proprio grazie ad uno spot?

Beninteso che non c’è niente di male, quando mai, proprio no. Solo che veramente gli Air di carte in regola ne hanno parecchie: eleganti, suadenti, persino romantici, vagamente glamour. Dopo 5 lavori, tra cui oltre ai precedenti “Moon Safari” e “10.000 Hz legends” ci sono la colonna sonora de “Le vergini suicide” di Sofia Coppola, una raccolta di singoli e una collaborazione teatrale con Baricco, ecco “talkie Walkie”, vero disco rivelazione. Prodotto da Nigel Godrich (al lavoro con Beck e Radiohead e rifiutato dagli Strokes!), “Talkie Walkie” quasi una sintesi preziosa dei primi due: un disco di musica elettronica e di suoni trattati, giocato su toni soft rallentati, soffiati, “chill-out”, quasi fuori da tempo e luoghi. Suoni e voci tanto trattati che, assicurano, l’intero album è cantato dai due (Jean Benoit “JB” Dunkel e Nicolas Godin, tra l’altro il primo architetto e il secondo laureato in matematica pura) ma proprio non si direbbe visto che qui è là sembrano voci femminili, di più, delle autentiche sirene ammaliatrici. Ma non bastano per sedurre subito: il disco infatti ad un primo e superficiale ascolto risulta persino stucchevole e dolciastro tanto è educato e curato e liscio. Poi via via si emancipa, acquista spessore, si carica ed emoziona.

E molto.

Le intensità di “Biological”, le quasi – sperimentazioni di “Mike Mills”, le reiterazioni di “Run”, le innocenti purezze di “Cherry Blossom Girl” accarezzano e legano. Ascoltato in cuffia trasporta come fosse psichedelia, evocativo di nostalgie e umori lontani: l’autunno, l’Estremo Oriente, profumo di muschi e luce calante. Ma in altre situazioni sa fare da perfetto sottofondo, quasi una (più) moderna musica per ambienti, da club raffinato e trendista. Un disco di suoni ancor più che di canzoni, sospeso e sofisticato.

Gli inglesi lo adorano per suonare così “francese” per quanto possano odiare la Francia, gli americani amano le atmosfere colte così europee. Gli italiani? Dite un po’ voi. E se anche uno solo dei contati lettori amasse le associazioni?

A chi scrive ha portato alla mente gli Stereolab e la Batchelor Pad Music (specie in “Biological”) , alcune cose degli Underworld e persino qualche trama spaziale dei Chemical Brothers (“Alone in Kyoto” ha ricordato “The Private psychedelic reel” da Dig your own hole o “Dream On” da Surrender, per esempio). Ma che ognuno curi le evocazioni proprie. E in questo senso, per forza immaginifica, “Talkie Walkie” è pressocchè perfetto.

Come dice il ciociaro “di più nin zo!”.