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U2 the best of 1980 - 1990 e 1990 - 2000
Artista/Gruppo: U2 
  Titolo album: The best of 1980 - 1990 e 1990 - 2000   
  Etichetta: Island   
  Web site: www.u2.com   
Recensore: Alino Stea

© Alino Stea per http://www.music-on-tnt.com

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L’uscita del secondo volume del ‘the best’ degli U2 ci porta a fare il punto sulla ventennale carriera del gruppo irlandese.
La prima raccolta copre i primi dieci anni di vita e narra di una band che passa dalle prime ingenue esperienze ‘garage’ e proto- ‘new wave’ al successo mondiale sotto l’egida di Brian Eno.

In realtà proprio i primissimi passi sono trattati in maniera molto sommaria, visto che non c’è traccia dei singoli d’esordio (sarebbe stato necessario almeno l’inserimento della significativa “11 o’clock tick tock”), mentre, dai primi due album [“Boy” (80) e “October” (81)], viene recuperata solo l’energica e lampeggiante “I will follow” (la tristissima e splendida “October” appare alla fine solo come ‘ghost-track’).

Il successo comincia ad arridere agli U2 a partire dal ‘combat-rock’ dell’album “War” (83) e, infatti, dalle ‘sessions’ per questo disco vengono tratti due brani storici come “New year’s day” e “Sunday bloody sunday” [nella parte relativa alle b-sides c’è il dispensabile strumentale “Endless deep” e “Trash, trampoline & the party girl”, prima brutta incarnazione della “Party girl” acustica in bella mostra sull’album live “Under a blood red sky” (83)].

Passati al rock ambientale di Eno, gli U2 sfornano “The unforgettable fire” (84), album magnificamente evocativo, per suoni e testi, da cui viene estratta una triade fulminante: “Pride”, “Bad” e il brano omonimo [dal versante b-sides abbiamo le delicate “The three sunrises” e “Love comes tumbling” (che avrebbero fatto la loro figura anche sull’album) e lo strumentale ‘eno-logico’ “Bass trap”].
Ancora prodotti da Eno, ma anche in pieno ‘flirt’con le radici del rock americano, gli U2 incidono “The Joshua tree” (87), il loro capolavoro: nella raccolta compaiono i tre singoli estratti a suo tempo dall’album (“With or without you”, “I still haven’t found what I’m looking for” e “Where the streets have no name” – è un peccato, però, che manchi uno dei brani in assoluto più belli e coinvolgenti del gruppo irlandese, “Bullet the blue sky”) più una straordinaria serie di b-sides ingiustamente escluse dal disco ufficiale [“Sweetest thing” (dolcissima, utilizzata, con diverso mixaggio, come ‘trailer’ dell’album), “Spanish eyes”, “Walk to the water”, “Luminous times” e “Silver and gold” (in versione diversa, più dura, rispetto a quella incisa da Bono nell’85 per “Sun City”, un album contro l’apartheid in Sudafrica)].

Gli U2 celebrano se stessi e il rock ‘pionieristico’ con l’album successivo, “Rattle and hum” (88): nel ‘best’ sono presenti i quattro singoli estratti (“Desire”, “When love comes to town”, “Angel of Harlem” e la suadente “All I want is you”) con alcune b-sides in linea con il contenuto ‘americano’ del disco [le autografe “Hallelujah here she comes” e “A room at the Heartbreak Hotel” più le cover “Dancing barefoot” (brano molto suggestivo di Patti Smith), “Everlasting love” e “Unchained melody” (queste ultime francamente evitabili)].

Nel ’91 (e siamo così passati al secondo ‘best’) gli U2 si ripresentano sulle scene completamente rinnovati: “Achtung baby” ha un ‘mood’ elettronico e lirico prettamente europeo, evidente nei brani selezionati (“Even better than the real thing”, “Mysterious ways”, la stupenda ballata “One” e “Until the end of the world” – manca, purtroppo, “The fly”, il coraggiosissimo primo singolo estratto da quell’album – più le due b-sides “Lady with the spinning head” e “Salomé” – qui, però, proposte in penalizzanti versioni ‘dance’).
A integrazione del precedente dal punto di vista sia lirico che musicale, esce nel ’93 “Zooropa”: nella raccolta sono compresi “Stay (faraway, so close!)”, la robotica e affascinante “Numb” (sia pure con un mixaggio diverso) e l’evocativa “The first time”. Nel ‘best’ compare anche “Hold me, thrill me, kiss me, kill me”, scarto di “Zooropa”, ripescato dagli U2 per la colonna sonora del film “Batman forever” (95).

Sempre in questo stesso anno i quattro irlandesi più Brian Eno (con la sigla Passengers) elaborano un curioso quanto interessante progetto di brani di colonne sonore virtuali, “Original soundtracks 1”, da cui vengono estratte la poco efficace “Miss Sarajevo” (con la stucchevole quanto insopportabile voce di Luciano Pavarotti) e l’affascinante e misteriosa “Your blue room”.
Le suggestioni del nuovo rock, sempre più manipolato elettronicamente, sono alla base di “Pop” (97): nell’antologia sono presenti (con nuovi mixaggi) “Gone”, “Discotheque” e “Staring at the sun”, mentre, come b-sides, abbiamo la dolcissima “North and south of the river” e la poco riuscita cover di un brano dei Beatles, “Happiness is a warm gun”.
Dalle ‘sessions’ dell’ultimo album “All that you can’t leave behind” (2000), un monotono e, tutto sommato, poco riuscito tentativo di riappropriarsi della genuinità dell’originario suono ‘U2’, sono, infine, tratte “Beautiful day” e “Stuck in a moment you can’t get out of” più la b-side “Summer rain”.

In questa seconda raccolta sono presenti anche due brani inediti: “Electrical storm”, ‘song’ dalla bella linea melodica, e la malinconica “The hands that built America” (tratta dalla colonna sonora del film “Gangs of New York”).
Due parole, per concludere, sul secondo disco (quello delle b-sides, per intenderci) dell’antologia 1990-2000: deludente e incomprensibile appare la scelta di pubblicare remixaggi (inutili, oltre che brutti) di brani già noti, rinunciando a mettere su disco le cover di “Satellite of love” (Lou Reed), “Paint it black” (Rolling Stones), “Fortunate son” (Creedence Clearwater Revival) o “Can’t help falling in love” (Elvis Presley) (tutte tratte dalle ‘sessions’ di “Achtung baby”) oppure “Slowdancing” (ancora figlio di quelle magiche ‘sessions’) oppure, ancora, la struggente “Two shots of happy one shot of sad”, apparsa sul cd-singolo di “If God will send his angels”, brano dell’album”Pop”.