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Violent Femmes cover del cd omonimo.
Artista/Gruppo: Violent Femmes  
  Titolo album: Violent Femmes    
  Etichetta: Rhino  
  Web site: Violent Femmes Official Web site  
Recensore: Giuseppe Moro

© Giuseppe Moro per http://www.music-on-tnt.com

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Che siano benedette simili operazioni.

In altri casi si darebbe una solenne bastonatura a tutti coloro che fanno i “Best of...”, i “Live at...”, i “Remasterized”, le reunion, i dischi con le “bonus tracks”, le ristampe.

Qui no.

Intanto perchè da la possibilità (e la scusa) al mite recensore di trattare di un gruppo FONDAMENTALE per chiunque voglia avere uno straccio di formazione sulla musica moderna. Poi perchè il disco in questione (uscito nel 1983, per la Slash records) è composto da gemme di rara bellezza che da sole varrebbero l’acquisto e che qui sono accompagnate da alcuni demo, da 2 brani che formavano un singolo mai ripreso su LP e da diversi brani live (contenuti nel secondo cd) registrati anni prima del loro esordio discografico e pubblicati solo dal 1983 in poi. Questo dimostra che gran parte del materiale dei Violent Femmes è stato centellinato nei 3 dischi usciti nella prima metà degli anni Ottanta.

La prima cosa che colpisce è che il disco non è consegnato all’epoca cui appartiene, non “suona” anni Ottanta, nè appartiene a un genere immediatamente identificabile. Rock alternativo, si chiamava così, e più di tutte le definizioni voleva dire tutto e nulla anche se piange il cuore pensare a cosa oggi viene definito nello stesso modo.

Un disco acustico: oltre alla sgangherata chitarra e al violino di Gordon Gano, c’era il basso acustico e lo xilofono di Brian Ritchie più secchi e strumenti “spazzatura” (come il tranceaphone) inventati dal percuotitore Victor de Lorenzo.

Un disco di punk minimale: per l’urgenza dei temi, per il senso di decadenza, per l’apparente mancanza di rigore tecnico, per l’impatto. Un disco perfetto: nella sua disarmante semplicità, nella copertina (con la foto della bambina che sbircia all’interno), nei singoli brani, nella capacità di esprimere melodia nonostante lo sferragliare degli strumenti e l’andamento incerto, lo-fi ante litteram.

Un disco blues: nei racconti dei testi (malumori ed esaltazioni quotidiane sul filo sessual-esistenziale), nelle galoppate strumentali r&b, nella visceralità, nei riferimenti alla tradizione gospel e bluegrass, nella scelta minima e povera degli strumenti.

Il trio di Milwakee non lascerà eredi diretti, e questo la dice lunga sulla sua originalità, ma nel saldo finale degli ultimi trent’anni di musica hanno posto un sigillo serio. I due cd di questa ristampa li cattura proprio nel momento in cui stavano dando fuoco alle polveri, tra l’ufficialità del primo disco, qualche inedito e le “prove” per quello che verrà con “Halloweed ground” (1984), secondo disco della band, solo perchè edito dopo, ma altrettanto importante. “The blind Leading The Naked” (1986) pur molto bello sarà, inevitabilmente, meno originale e geniale. Una reunion dei tre, ormai dediti chi al gospel chi all’avanguardia jazz, avverrà nel 1988 con l’album “3”, più vario e meno coerente con la cifra stilistica delle Violent Femmes, inimitabile persino per loro stessi.