A buried existence” Ferocity”, recensione

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Sarà una recensione breve…direttamente proporzionale con la lunghezza limitata di “Ferocity”, ottimo EP di debutto dei sudisti A buried Existence. Monicker nuovo, ma volti già noti all’interno di quel clan calabrese, che ha fatto della musica metal il proprio credo, senza però radicalizzarsi nell’ignoranza gretta dei compartimenti stagni. Infatti gente come Glacial Fear, Zora o Necrass, tutte felici realtà metal del sud, hanno da tempo dimostrato di vivere il metal senza trascurare influenze e sentieri sempre nuovi, senza pertanto subire la fossilizzazione deterministica e demiurgica che spesso ritroviamo nel mondo estremo…ma come già detto il metal che appare su Music on tnt possiede una sua ragione d’essere..altrimenti non leggereste nulla in merito.

Forti di un ottimo songwriting, incentrato proprio sulla ferocia sociale, figlia di un vivere quotidiano spesso capace di superare l’ immaginazione.L’ascolto del disco accresce il rammarico di non poter godere di un vero e proprio full lenght. Ci si rende subito conto di come gli A buried existence non sia una band spinoff, ne tanto meno un side project, ma una vera e felice realtà capace di fondere Death Thrash con l’hardcore di stampo modernista.

L’ inumanità musicata ha inizio con “Revenge”, traccia che senza troppi compromessi schiaccia il pedale per un’accelerazione fulminea, narrata dalla roca voce di Marko Veraldi, che si mostra come un ottimo punto di contatto tra le nereggianti vocalità black e il primo death-hc anni 90. Infatti le sonorità che avvolgono l’ascoltatore vivono di un ottimo arrangiamento, curato e sensibile ai volumi, grazie anche ad un impeccabile impegno sonico di Alessandro Vinci, sempre molto presente e orientante, dall’incipit sino alla routinaria e ciclica chiusura che palesa un lato ansiogeno ed emozionale del disco, atto ad inseguire i nuovi territori sonori di “Perverted Church”. La velocità intriseca e l’iper tecnica segna rapidi sguardi verso sonorità chiuse che arrivano al limite della claustrofobia, imprigionando così l’utente ammaliato da mefistofelico sussurrio e dai solo puliti.

L’ep viaggia su standard ben al di sopra delle aspettative, l’impatto iniziale è ottimale grazie anche a gli sviluppi inusuali di “Reborn in the sick”, in cui la band viaggia verso lande nordiche, da cui emergono sentori di buia oscurità. L’oscuro sentiero occluso da nubi basse e fosche è reso al meglio da cavernose back voice, che fungono da suppletiva strumentazione sino ad evolvere verso le destabilizzanti performance di “New world desaster”, che chiude il boschivo sentiero in cui è consigliabile addentrarsi.

Tracklist:
1. Revenge
2. Perverted Church
3. Reborn in the sick
4. New world desaster