Ada Montellanico – Canto proibito, live (ma c’è anche l’album!)

Premessa alla premessa

In un’epoca bizzarra come questa, per parecchi motivi e purtroppo secondariamente anche in una visione musicale, parlare di un progetto coraggioso e dritto come questo diventa alla fin fine divertente e non più roba da intellettuali come poteva accadere nel passato.

Lo scrivente la mette giù così perché magari fino alla fine del periodo degli oggetti, in cui ascoltare premetteva possedere un supporto fisico, il gradimento era anch’esso materialmente misurabile e parlare di quantità minute era status, nicchia, questione di fiera minoranza. Ora siamo in un presente che non vede misure di spazio per cogliere quel che succede nel mondo creativo, sicché tutto si presenta senza volumi occupati; diventa allora tutto possibile, sicché un nuoo lavoro di Taylore Swift ingombra la terra come questo di cui prima o poi scriveremo più sotto.

Volendo trovare una chiosa a questa barbosa apertura: parlare di Taylor Swift o di Ada Montellanico, in quest’epoca, non ci confina coi buoni o i cattivi quanto\ accadeva anni fa; ha le sue controindicazioni, verissimo, ma vediamola come una possibilità ed entriamo in questo posto come fosse uno degli altri.

Finalmente la premessa

ada montellanico

Ada Montellanico ha una storia musicale di qualità, solida e tangibile, per cui questo progetto, per “strano” che possa essere, non potrà suonare in alcun modo esotico o naif. Potete leggerne i dettagli ovunque in rete e noi come sempre non starmo a replicare parole: ci piace di più parlar di quello che sentiamo nella musica.
Qui c’è un progetto intrinsecamente resistente, determinato a raccontare un periodo (il secento, per capirci), un contesto, un modo di far musica e di portare messaggi e azioni nel mondo per cominciare a cambiarlo, anche ed esplicitamente in una visione femminile (che sarebbe bello veder divenire universale).

I contenuti

Traformare in jazz la tracklist che leggerete tra qualche riga è già in sé atto un po’ rivoluzionario, specie agendo nel 2024, quando il mercato sicuramente non è quello di prima e non si sa cosa stia diventando di preciso. Per capire di che parliamo eccovi le tracce coi relativi autori (Giovanni Falzone arrangia il tutto e giustamente compare tra gli autori di fatto):

1) O cessate di piagarmi/Luci ingrate (A. Scarlatti/ G. Falzone)
2) Canto proibito (G. Falzone- A. Montellanico)
3) Che si può fare? (Barbara Strozzi)
4) Delizie contente/ Delizie (P.F. Cavalli/ G. Falzone)
5) Piangerò la sorte mia (G. F. Handel)
6) Vittoria, Vittoria! / Vittoria (G. Carissimi/ G. Falzone)
7) Intorno all’idol mio / Idol mio (A. Cesti/ G. Falzone)
8) Sebben, crudele/ Desir (A. Caldara/ G. Falzone)
9) 9) Già il sole dal Gange/ Gange (A. Scarlatti/ G. Falzone)

ada montellanico - canto proibito live

Ada Montellanico: voce
Giovanni Falzone: tromba e arrangiamenti
Filippo Vignato: trombone
Jacopo Ferrazza: contrabbasso
Ermanno Baron: batteria

L’album è nelle varie piattaforme e ok, ascoltarlo vi farà esclusivamente bene, perché la musica di qualità non ha alcuna controindicazione anche in caso di gusti avversi.

Il concerto

Il momento live invece è un fenomeno collettivo solo per quelli che ci vanno, quindi ve lo raccontiamo e in qualche foto ve lo facciamo vedere.
E’ accaduto, nel nostro caso, in occasione della presentazione dell’album, all’Auditorium Parco della musica Ennio Morricone di Roma (21/2/2024).

jacopo ferrazza

l gruppo sembra divertirsi nel percorrere brani che per costruzione sono “seri”, “musica classica”, “antichi” e via con le etichette. Non c’è pesantezza nell’ascolto, pur di fronte a spartiti già carichi di una loro austerità e che, col vestito del jazz in ritmi, scansioni, architetture e decori, certamente non si semplificano.

filippo vignato

Quel che rende fruibile tanta sostanza è un insieme di bellezze: la cura negli arrangiamenti di Falzone, un approccio be-bop appena diagonalizzato dal classicismo che le melodie chiedono e che rispettosamente viene mantenuto; la grande pulizia e nitidezza nel sound e nelle intenzioni del quartetto musicale, con una ritmica serrata a scandire atmosfere ma anche momenti (a parere dello scrivente l’intro live di Delizie Contente è un omaggio al Max Roach -e poi a Bruford- di “The drum also waltzes”); l’energica precisione di Falzone alla tromba -bello il giocoso duettare con la leader, segno di un’intesa sonora che guida il progetto-; la corposità duttile di Vignato, che è piacevolissimo e interessante in solo o armonizzando assieme alla tromba.

filippo vignato e giovanni falzone

Concludendo

Questi concerti e questi album, questi racconti di una musica da voler ritrovare e far rinascere senza limitarsi a ripeterla, sono da sempre e restano uno dei percorsi più vitali della musica, la quale al netto di clamorose e rarissime rivoluzioni epocali vive di rinnovo, di amore per quanto già fatto e sua evoluzione attraverso idee nuove.

Consiglio caldamente di godersi questo live ovunque vi passi vicino, ma intanto ascoltate con curiosità l’album, che è già un bell’esempio di determinazione e mestiere messi a servizio della musica.

ada montellanico e giovanni falzone

Bravissimi. E bravissima, Ada.