Captain Yaba – Yaba Funk Roots

copertina

Captain Yaba nasce Azongo Nyaaba a Bolgatanga, una località nel nord est del Ghana, dove risiede l’etnia Fra Fra. E questa non è una favola di Gianni Rodari. Lui suona sin da piccolo il koliko, un liuto a due corde con la cassa armonica fatta da una mezza zucca svuotata ed essiccata sulla quale è tirata una pelle di animale. L’equivalente senegalese del koliko, il xalam, si dice sia stato il progenitore del banjo del sud degli Stati Uniti.

Azongo, nato a metà degli anni ’60, a vent’anni fu invitato ad Accra assieme a un gruppo di musica folklorica da Mac Tonto degli Osibisa. Fu ad Accra che scelse il nome d’arte marveliano di Captain Yaba. Nel 1987 entrò negli Afro-Jazz Combo di Jimmy Beckley, che suonavano al Jimmy’s Jazz Club di Tesano e nei migliori hotel della capitale. Registrò due album, il primo nell’87, uscito solo in Africa su cassetta, e il secondo uscito anche su CD nel ‘96, Tinanure, registrato negli ARC Studios di Accra e mixato a Londra . Nel 2001 morì di tubercolosi. Aveva poco più di trent’anni.

Tinanure è il disco riproposto in questo Yaba Funk Roots, assieme alla versione “non mixata” di alcuni brani. Retroafric lo pubblica dopo i gambiani Super Eagles, e subito prima di Geraldo Pino, mostrando di cavalcare l’onda dell’entusiasmo per l’afrobeat e l’afrofunk esploso alla fine degli anni ’90 in Europa e in America. Senza quell’entusiasmo credo che Captain Yaba sarebbe rimasto un dimenticato artista minore del panorama ghaniano, scomparso prematuramente. Invece Yaba Funk Roots è a suo modo un disco-evento.

Ad accompagnare il capitano c’è un gruppo di musicisti strepitosi, il gruppo Ninkribi della Sierra Leone, guidato da Francis Fuster. Oltre a Fuster alle percussioni affiancano Yaba David Jackson alle tastiere, Philip Dawson alla chitarra, David Yowel e Victor Mensah al basso, Osei Tutu alla tromba, Mike Slim alla batteria e Crhistie e Jacob ai cori.

Il funky groove dei Ninkribi è teso e potente ma anche smaliziato, senza ingenuità o sfumature naif che caratterizzano certi brani afrofunk degli anni ’70. Rispetto a Geraldo Pino l’impronta africana si sente, soprattutto grazie ai riffs di koliko e al canto di Captain Yaba, ruvido, antimelodico e in lingua fra fra, e agli echi highlife generati soprattutto dall’accompagnamento di tromba e percussioni, mentre basso e batteria sono i binari di un treno di solido funky.. Davvero stupefacenti sono gli assoli, soprattutto quelli di tromba e chitarra. L’organo contribuisce a creare un’atmosfera retrò, nonostante questa musica sia molto più vicina a noi di quanto sembri.

I cinque brani in versione “pre-mix” sono semplicemente una curiosità. Grazie ad essi si può avere un assaggio del sound originario, che è assai più grezzo e sbilanciato verso i suoni tradizionali, ma anche meno godibile per le nostre orecchie. La versione mixata basterebbe, quella pre-mix è per gli inguaribili curiosi, da sentire una volta sola.

Yaba Funk è musica vitale, sincera e trascinante, inclusa in un disco furbo e intelligente, segno chiaro dell’intenzione di Retroafric di uscire dalla nicchia degli album storici del panorama musicale africano, pubblicando anche lavori che abbiano qualche chance di essere apprezzati da un pubblico meno specializzato. Secondo me la strada imboaccata è quella giusta e i tempi maturi perché Retroafric possa svolgere un lavoro di ricerca importante all’inseguimento non solo dei grandi nomi, ma anche dei musicisti più oscuri, in un universo musicale che, a differenza di altri, è ancora tutto da scoprire.

Brani:

Neribalankina
Yaba Funk
Atole
Tinanure
Nzeba (Darling)
Tedose
Sung-Yataba
Neribalankina (Pre Mix)
Yaba Funk (Pre Mix)
Tinanure (Pre Mix)
Nzeba (Darling) (Pre Mix)
Sung-Yataba (Pre Mix)