Bachi di Pietra “Insect tracks” , recensione

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Tra le centinaia di proposte editoriali che ogni mese arrivano in redazione, solo un buon 60% possono appartenere ad una categoria accettabile; di questa quota i decorosi prodotti possono intraprendere due direzioni differenti dopo gli ascolti necessari per riuscire a svilupparne una recensione completa: la prima via è quella dell’archivio, che in taluni casi equivale a dire dimenticatoio, mentre l’altra parte del bivio porta a casa…dove arrivano nell’hi fi, magari passando per l’autoradio, continuando così a vivere, perché meritevoli.

Insect tracks, a titolo informativo, non poteva che prendere la via della vita e non dell’oblio, perché, ancora una volta il duo Dorella-Succi è stato capace di sfornare un disco gustoso e molto curato nella sua inusuale genesi.

Infatti i Bachi di Pietra, seguendo la guida di Francesco Donadello, hanno deciso di utilizzare un modus operandi tipico dell’evoluzione tecnologia degli anni 50. Nessun Personal Computer, nessun software multi traccia, né sovra-incisioni o filtraggi, solamente il calore di valvole e tecnologia monofonica.

Tra inediti e bachi mutanti Insect tracks si sviluppa su due lati; il primo denominato Night Side, registrato su nastro in assenza di pubblico a differenza del Day Side, che ha visto il teatro Dimora L’Arboreto di Mondaino popolarsi di presenti.

Il disco si sviluppa su otto tracce, come di consueto ermetiche e pensose, realizzate attorno ideali musicali ben precisi, tra diverse tipologie e tecniche percussionistiche che ed un uso alternativo della sei corde.

La tracci introduttiva Per la scala del solaio ci riporta immediatamente nella cervellotica e cupa arte dei Bachi, fedeli a quella linea stilistica che li hanno sin dagli albori distanziati dalla banalità comune. Il brano è definito attorno all’ascesa percussionistica capace di portaci con le sue note in quel polveroso solaio, metafora di una subcoscienza archivistica. Proprio da qui si riparte verso la (quasi) armonia di Andata ed in rock sperimentale e ovattato di Notte delle Blatte.

L’arte discorsiva dell’ensemble fa leva poi sul calore delle vocalità e sull’introspezione compositiva, caratteristica portante del Day Side, in cui la locomotiva alternative prosegue sui binari di una musicalità adeguata ad una location intima e soffusa, come dimostra l’ottimo prodotto filmico di Luigi Conte. Ad aprire il lato b è Mestiere che paghi per fare, che con la sua cadenza climatica, definisce un‘andatura simile alla campana di Gauss, chiusa da un fade out aperto che anticipa la poetica di i Suoi brillanti anni ‘80 e Prostituisciti/verme, chiusura in medley dell’ennesima opera di caratura marchiata Bachi di Pietra.

Il disco è poi completato nel suo ottimo packaging da un dvd che racconta come è nato Insect tracks, in maniera semplice, piacevole e lineare, attraverso un disco che non vuole essere un triste specchio per le allodole ( come l’inguardabile “All Hope is gone” degli Slipknot). Tanto è vero che la lunga durata e l’erudito montaggio video, fanno di questo dvd aggiuntivo un vero e proprio prodotto a sè stante e non un semplice bonus dvd.