Birth of the cool Miles Davis

Miles Davis Birth of the cool cd cover.

L’ascolto

Storicamente i gruppi di musica jazz sono quasi sempre composti da quattro stumenti, basso, batteria, piano e come solisti troviamo generalmente tromba e sax. Da questo schema spesso si discosta il piano, spesso infatti è lui il padrone della scena. Ovviamente ci sono degli artisti la cui bravura e il cui talento mescolano un pò le carte in tavola e come solisti troviamo altri strumenti. Ma lasciatemi dire che lo schema abituale di un gruppo è quello appena descritto.

Birth of the cool quando uscì provocò una piccola rivoluzione, forse non tanto per la presenza di strumenti nuovi, ma per la forma degli arrangiamenti. La musica jazz vive e si nutre dell’improvvisazione di musicisti straordinari, che in un dato momento di una esecuzione si isolano dal gruppo e si cimentano appunto nei solo.

Gli assolo del jazz, sono caratterizzati da invenzioni melodiche disparate. Spesso sono caratterizzati da un suono vellutato tipico di una melodia dall’atmosfera soft, ma altrettanto spesso sono una sferzata di energia e virtuosismo tali da ricordare certi autori classici.

In questo cd gli assolo non mancano certamente, ma è come se fossero studiati. Gli arrangiatori pur se dominati dalla personalità di Davis, propongono dei brani assolutamente composti e omogenei sotto l’aspetto armonico. Nei brani sembra mancare proprio l’imprevedibilità del jazz. La band sembra che percepisca questo ordine e lo rispetti. La cosa sorprendente è che lo stesso fa anche Davis.

Tutti i brani sono piacavoli all’ascolto e colpiscono subito per l’equilibrio tra le varie sezioni dell’orchestra. Le uniche eccezzioni agli assolo di Davis sono quelli garbati e mai strillati di Mulligan. Forse quello che mi ha colpito ascoltando Birth of the cool è proprio l’apparente mancanza di energia negli assoli. In tutti i cd di jazz che possiedo mi sembrano i momenti di massima espressività degli artisti. Questi si traducono in session spesso travolgenti e irripetibili (immaginate Coltrane ad esempio), qui tutto è (o sembra) pianificato. L’effetto a quei tempi fu così sconvolgente da creare numerosissimi cloni. Sia ad ovest che a est degli USA nascevano dei nonetti (ogni brano del cd infatti è suonato da nove elementi) a imitazione di questo.

Quando ho ascoltato l’album in questione sono rimasto subito impressionato dalla qualità e dalla omogeneità dei brani, in ogni album di qualunque genere si possono trovare pezzi più o meno riusciti, ma qui stilare una classifica o indicare un brano fuori luogo è davvero difficile.
Ogni brano ha un suo sound e contemporaneamente è perfettamente integrato con gli altri. Inutile dire che ogni appassionato di questo genere dovrebbe averlo, io comunque l’ho scoperto quasi per caso sugli scaffali di un negozio e dopo averlo ascoltato non ci ho pensato su due volte e l’ho comprato.

Conclusioni

Comprare questo album significa entrare in un nuovo universo della musica jazz, un universo che si fregia delle caratteristiche tipiche di questa musica ma che questa musica ha cambiato. Ascoltandolo si capisce subito il genere ma contemporaneamente si intuisce che non è un disco come gli altri. Arrangiamenti, ispirazione di un Davis in piena forma e in piena maturazione uniti a una band farcita di musicisti eccezzionali e dalla grande personalità, ne fanno un disco unico e inimitabile. Purtroppo l’unico appunto è caratterizzato dalla qualità della registrazione, ma data l’epoca si può definire buona. Spero in una rimasterizzazione per poter gioire anche di tutta l’atmosfera che tale musica sa dare quando ben ripresa.

A presto.