Meneguiness “A chi non dorme”, recensione

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“A chi non dorme raccoglie le storie di uomini e donne straordinari”.

Qualche tempo addietro, durante un’intervista a Cisco, confessai come Combat rock riuscì ad aprire una breccia tra le mie mura estreme. Oggi, dopo un lungo lasso di tempo, torno con piacere a parlare di folk-combat rock, questa volta non più legato al mondo di Stefano Bellotti, ma bensì ad una nuova interessante band (dal monicker curioso, ma forse perfettibile): i Meneguiness.
Nascosta all’ombra del nodoso albero pensato per la cover art da Federica Panattoni e Rossana Straus, la band si presenta spinta dal frizzante vento celtico, dando alla luce un’opera figlia dei palchi calcati con ardore in questi primi quattro anni di vita, offrendo il proprio sangue verde al servizio di un atteso incrocio tra tradizione ed emozione. Giunti al secondo full leght, questa volta, i sette ragazzi brianzoli hanno deciso di formulare la nuova fatica mediante riusciti inediti, in grado di raccontare storie impolverate attraverso suoni agevoli e narrazioni di un’inquieta quotidianità.

L’ invito al mondo combat-folk di stampo celtico parte da Bergamo, un urlo per la città ed i suoi abitanti, tra rocca e contrade; un urlo cantato, in cui la voglia di volare e sognare appare incastonato tra spezie valzer e un battente drum set. L’incipit di questo curioso album sembra raccogliere polveri country western per poi volgere ai violini danzanti di Titanic, tradizionale Polka che trova rimandi Modena City Ramblers, esattamente proprio come accade nella coverizzazione de Il cielo di Irlanda ripresa con emotività dall’arte di Massimo Bubbola. Tra le idee e note di questo disco, infatti, lo spirito MCR è, volente o nolente, alquanto palesato, proprio come dimostra la dolce ballata È tardi, piacevole viaggio sognante posto tra fisarmoniche ed accordi profondi e accoglienti.

Tra le liriche più interessanti, non tanto per la rockeggiante anima in battere quanto per la narrazione loachiana, sento di dover annoverare il verismo operaio di Crandall Canyon e l’evocativa narrazione di Danny del nord, in cui la ritmica che raccoglie il mondo d’Irlanda, ci invita a danzare liberi, trainati da sonorità piacevoli e inevitabilmente accoglienti.

A chiudere il viaggio dell’ensemble è infine la dolcezza calmierante di Buonanotte a chi non dorme dedicata a chi ancora crede, spera e vive tra le paure e gli orizzonte anelati di un disco che raccoglie tradizione e rock, mescolando con acume l’Irlanda della tradizione con il rock easy e danzante dell’ oggi.