Stins “Through nightmares and dreams”, recensione

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Sono giovani e fiorentini. Sono promossi dalla Red Cat Records e fanno un buon hard rock. Si chiamano Stins e, coadiuvati dall’esperienza di Francesco Bottai e Guido Melis, arrivano a pubblicare Through nightmares and dreams, opera prima, figlia di influssi ed influenze individuali incanalate su binari paralleli, che condurranno l’ascoltatore verso gli sbuffi del classic rock, qui rivisitato in maniera più attuale.

Il disco, pur non palesando originali attrattive, riesce a giocare con armonie catchy e sonorità immediate che, proprio come dimostra Ride my skin con il suo riffing “angusiano”, delinea gli spazi per la vocalità pulita di Giulio Nencini abile nel trovare continuità espressiva tra i passaggi di All i Want, piacevole rock anni ’90. Il buon sound si ritrova poi nelle trame di Black Lily, la cui anima in battere mostra luci (con i suoi sentori Green day) ed ombre ( con i suoi convenzionali riff “solieriani”) di un progetto pronto a vitalizzarsi attraverso Adolescence Coalescence, da cui emergono le quattro corde di Andrea Devoti, anima di una traccia che mostra i venti di un buon orizzonte.

Con Can’t Let go si giunge poi ai bordi della più classica atmosfera ballad, semplice, lineare e ben collocata all’interno del full lenght, pronto a ripartire su ritmi più serrati con I’m on fire, nella quale i buoni passaggi chitarristici sembrano non sufficientemente sorretti da una necessaria e manchevole aggressività. Nonostante piccoli peccati veniali la band appare comunque in grado (come dimostra Everything or Anything) di raccontare storie in maniera promettente e credibile.
Salite quindi a bordo del treno Stins, perché la sbuffante locomotiva saprà nel tempo attraversare paesaggi in cui perdersi e fantasticare.

Tracklist:

1. Drowning into You
2. All I Want
3. Ride My Skin
4. Black Lily
5. The Chaser
6. Adolescence Coalescence
7. Can’t Let Go
8. Billy Goes to School
9. I’m on Fire
10. Everything or Anything